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martedì 29 marzo 2011

Chiavi: Ascolto Medio: I capelli del gigante


2. I capelli del gigante


Una volta c’erano quattro fratelli. Tre erano piccolissimi, ma tanto furbi; il quarto
era un gigante dalla forza smisurata, ma era molto meno furbo degli altri.
La forza ce l’aveva nelle mani e nelle braccia, ma l’intelligenza ce l’aveva nei ca -
pelli. I suoi furbi fratellini gli tagliavano i capelli corti corti, perché re stasse sem -
pre un po’ fes so, e poi tutti i lavori li facevano fare a lui, che era tanto forte, e loro
stavano a guar darlo e intascavano il guadagno.
Lui doveva arare i campi, lui spaccare la legna, far girare la ruota del mulino, tirare
il carretto al posto del cavallo, e i suoi furbi fratellini sedevano a cassetta e lo guidavano
a suon di frusta.
E mentre sedevano a cassetta tenevano d’occhio la sua testa e dicevano:
- Come stai bene con i capelli corti.
- Ah, la vera bellezza non sta mica nei riccioli.
- Guardate quel ciuffetto che si allunga: stasera ci vorrà un colpetto di forbici.
Intanto si strizzavano l’occhio, si davano allegre gomitate nei fianchi e al mercato
intascavano i soldi, andavano all’osteria e lasciavano il gigante a fare la guardia al
carretto.
Da mangiare gliene davano abbastanza perché potesse lavorare; da bere poi, glie -
ne da v a no ogni volta che aveva sete, ma solo vino di fontana.
Un giorno il gigante si ammalò. I suoi fratellini, per paura che morisse mentre era
an cora buono a lavorare, fecero venire i migliori medici del paese a curarlo, gli da -
vano da bere le medicine più costose e gli portavano la cola zione a letto.
E chi gli aggiustava i cuscini, chi gli rimboccava le coperte. E intanto gli di cevano:
- Vedi quanto ti vogliamo bene? Tu, dunque, non morire, non farci questo tor to.
Erano tanto preoccupati per la sua salute che si dimenticarono di tener d’occhio la
ca pigliatura. I capelli ebbero il tempo di crescere lunghi come non erano mai stati
e con i capelli tornò al gigante tutta la sua intelligenza. Egli cominciò a riflettere,
a osservare i suoi fratellini, a sommare due più due e quattro più quattro. Compre -
se finalmente quanto essi fossero stati cattivi e lui sciocco, ma subito non disse
nulla. Aspettò che gli tornassero le forze e una mattina, mentre i suoi fratellini dor -
mivano ancora, egli si alzò, li legò come salami e li caricò sul carretto.
- Dove ci porti, fratello caro, dove porti i tuoi amati fratellini?
- Ora vedrete.
Li portò alla stazione, li mise in treno legati come stavano e per tutto saluto disse
lo ro:
- Andatevene, e non fatevi più rivedere da queste parti. Mi avete ingannato ab ba -
Ascolto Medio 9
stanza. Adesso il padrone sono io.
Il treno fischiò, le ruote si mossero, ma i tre furbi fratellini se ne stettero buoni buo -
ni al loro posto e nessuno li ha rivisti mai più.
da Favole al telefono di Gianni Rodari



CHIAVI
1. 1d, 2b, 3c, 4a, 5b
2. 1. dalla forza smisurata, 2. colpetto di forbici,
3. guardia al carretto, 4. colazione a letto, 5. tener d’occhio

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