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mercoledì 22 gennaio 2014
Articoli: Fai da te!
Il 10% di italiani produce in casa detersivi, saponi, shampoo e detersivi, il 19% fa il pane, il 18% le marmellate e le conserve; 8 milioni di italiane si tingono i capelli da sole. Vanno su Internet in cerca di istruzioni (un dato per tutti del 2012 fornito da L'Oreal: 13 milioni di ricerche solo per tinte di capelli). In milioni lavorano a maglia, riciclano gli oggetti, si danno al decupage. Armi anticrisi? E' evidente. Ma quella di farsi le cose da soli e' diventata una raffinata tendenza.
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mercoledì 4 dicembre 2013
Articoli: La vita in due: gioie e dolori delle coppie italiane
Infedeltà: 8 su 10 tradiscono il partner
Il 78% delle donne di età compresa tra i 40 e i 44 anni tradisce il proprio partner. Lo afferma una ricerca realizzata dal portale web Incontri-Extraconiugali.com.
Secondo i dati raccolti la propensione altradimento, che nella fascia di età dai 30 ai 34 anni è del 38%, sale infatti al 59% nelle donne di età compresa tra i 35 e i 39 anni e raggiunge il punto più altro, il 78%, tra i 40 e i 44 anni, età in cui disinibizione e sicurezza di sè sono all'apice. Al di sopra di tale età la propensione al tradimento scende al 40%.
Roma si aggiudica il primo posto di città con il più alto numero di quarantenni fedifraghecon una percentuale dell'84%, seguita da Milano, con l’82%, e da Napoli, con il 76%. Al Sud i numeri si abbassano notevolmente con il 45% di Palermo.
Solo il 60% delle infedeltà viene scoperto e nella maggior parte dei casi le coppie sopravvivono al tradimento. Cosa spinge una donna a tradire il proprio partner? Soprattutto il desiderio di evadere dalla quotidianità (39%) e di rivivere un amore del tipo adolescenziale (28%), ma anche la noia o l’insoddisfazione nel proprio rapporto di coppia (25%).
Internet rappresenta il principale strumento di “adescamento”. Nell'era dei social network, è proprio on line che si gettano le basi per il futuro tradimento. Non più sguardi e ammiccamenti dunque, ma click e chattate sarebbero all'origine delle scappatelle delle quarantenni di oggi.
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giovedì 28 febbraio 2013
Articoli: Più pasta e meno bistecche: la dieta italiana imposta dalla crisi
Di Arianna Adamo | 05.07.2012
La crisi c'è e gli italiani se ne sono accorti da tempo. Ma che abbiano scelto di rinunciare al buon cibo -e soprattutto ad una dieta equilibrata- pur di risparmiare, se lo aspettavano in pochi. Nel 2011, secondo i dati Istat, gli italiani hanno diminuito le spese alimentari. La spesa media mensile per famiglia, che oltre al cibo concerne anche altri beni di prima necessità, è pari a 2.488 euro (+1,4% rispetto all’anno precedente), ma il 35,8% ha diminuito la quantità e, peggio ancora, la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto al 2010.
Gli italiani, dunque, non solo mangiano di meno, ma anche male.
Stando ai dati Istat, nonostante la crescita della spesa mensile, in Italia si comprano meno alimenti, risultano in contrazione, su tutto il territorio nazionale, le spese destinate all’abbigliamento e alle calzature, mentre crescono le quote di spesa destinate all’abitazione (dal 28,4% al 28,9%) e ai trasporti (dal 13,8% al 14,2%).
Stando ai dati Istat, nonostante la crescita della spesa mensile, in Italia si comprano meno alimenti, risultano in contrazione, su tutto il territorio nazionale, le spese destinate all’abbigliamento e alle calzature, mentre crescono le quote di spesa destinate all’abitazione (dal 28,4% al 28,9%) e ai trasporti (dal 13,8% al 14,2%).
La situazione non è la stessa e varia di regione in regione: la Lombardia detiene il record per la spesa media mensile più elevata (3.033 euro), seguita dal Veneto (2.903 euro). In ultima posizione troviamo, anche nel 2011, la Sicilia che, con una spesa media mensile di 1.637 euro, vede aumentare il divario dalla regione con la spesa più elevata (circa 1.400 euro).
La maggior parte delle famiglie (il 67,5%) fa la spesa presso il supermercato, che si conferma il luogo di acquisto prevalente, nonostante una lieve flessione. Quasi la metà delle famiglie italiane continua ad acquistare il pane al negozio tradizionale, il 9,7% sceglie il mercato per l’acquisto di pesce e il 16,4% per la frutta e la verdura.
Con la crisi finanziaria e l'inflazione sono aumentate, però, le famiglie che scelgono di acquistare generi alimentari presso gli hard-discount con una percentuale in crescita, dall’11,2% del 2010 al 13,1% del 2011. Un dato preoccupante dal punto di vista della salute alimentare: dalle statistiche di Coop Italia per Coldiretti risulta, infatti, che gli italiani comprano meno carne ma anche meno pesce (-3%) e ortofrutta (-3%), mentre salgono gli acquisti di pane (+3%) e quelli di pollo (+1%).
Il “low cost” non è riservato solo all'abbigliamento, ma anche a tavola dove si cerca di evitare gli sprechi e si punta alle offerte: il 66% degli italiani fa la spesa in modo più oculato, il 43% riduce le dosi acquistate e il 53% utilizza quello che avanza.
Addio, dunque, agli aperitivi (-4%), le bibite (-7%) e i dessert (-10%), e benvenuti agli alimenti fatti in casa e ai prodotti più semplici come il latte (+2%) accompagnato da biscotti (+3%) e fette biscottate (+5%). Con la crisi è cambiato anche lo stile di vita alimentare: sparisce il cornetto al bar e la “dolce vita” nostrana sembra un lontano miraggio.
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