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sabato 2 marzo 2013

Articolo: Nel carrello della crisi: cosa entra e cosa esce?

di Adriano Lovera  -  30 gennaio 2013


Shopping pazzo, addio. Addio anche al carrello traboccante. La crisi morde, incide sulle nostre tasche e rivoluziona usi e consumi degli italiani. A partire da uno dei momenti simbolo: la spesa al supermercato. «Fino a quattro o cinque anni fa, per molti di noi era una sorta di gratificazione. Tirare giù i prodotti dallo scaffale aveva qualcosa di “trasgressivo” e consolatorio, il carrello si riempiva anche in modo distratto» spiega Mauro Ferraresi, sociologo dei consumi, docente all’Università Iulm di Milano. «Oggi non è più così. La maggior parte delle persone, prima di decidere, si informa, confronta le offerte, magari cerca spunti in Rete. Da un momento quasi di piacere, la spesa è diventata un’attività ragionata». E sceglie molto di più il discount, che cresce del 14 per cento. Ma chi è il protagonista principale di questo cambiamento? «È la cosiddetta classe media» risponde il sociologo. «Le fasce di reddito più basso hanno sempre posto grande attenzione al prezzo e continuano in fondo a seguire i criteri di prima. C’è invece un ampio strato di popolazione che ha ancora un buon potere d’acquisto, ma è frenato dal clima di sfiducia. Si tira il freno in attesa di capire In realtà il carrello della spesa non si è svuotato di molto: secondo la società di ricerca Nielsen, nel 2012 il volume degli acquisti presso la grande distribuzione è sceso dell’1,3 per cento rispetto all’anno prima. Un calo tutto sommato contenuto. Però la novità c’è ed è significativa: «Si compra “meglio”» dice Romolo De Camillis, esperto di consumi e distribuzione di Nielsen. «Si sceglie il giusto prezzo, che non è per forza il più basso, ma quello che sembra offrire il rapporto più accettabile tra costo e qualità. Si fa molta attenzione alle promozioni. Si varia il mix di prodotti, così da non farsi mancare niente». Questa tendenza si è imposta almeno dal 2008, da quando la crisi ha iniziato a mostrarsi su larga scala. Gli italiani, per esempio, non rinunciano alla carne, ma si accontentano di quella bianca (più 22,7 per cento di vendite) a scapito di quella rossa (meno 9,3 per cento). Stesso discorso per i salumi, con un vero boom di quelli confezionati.Il consumo di carni bianche, più economiche di quelle rosse, ha un'impennata nell'ultimo anno: +22,7%. Molto comprati anche i preparati a base di carni avicole, tipo "bon roll" che appagano permettendo di risparmiare. La vera tendenza nella spesa in temi di crisi è quella di selezionare diversamente i prodotti. Il calo totale dei consumi alimentari e della spesa al supermercato tutto sommato è contenuto: solo -1,5%.
Anche il pane rivela una diversa abitudine di consumo: si sceglie  quello  che dura di più, salgono le vendite di pane industriale  confezionato  (più 11 per cento) e scendono quelle del pane fresco (meno  17,5 per  cento). «La preferenza per i cibi a lunga conservazione  indica anche maggiore attenzione agli sprechi, visto che il loro consumo  si può pianificare meglio» nota De Camillis. Inevitabile anche la  rinuncia a qualche pranzo al ristorante, per privilegiare la cucina in  casa. Ecco perché l’aumento di quasi il 10 per cento degli ingredienti  di base, come uova, farina e lieviti, per preparare primi e dolci. E per  quanto riguarda frutta e verdura? «A sorpresa, si nota un’impennata di  vendite nei discount, che prima, per i prodotti freschi, erano guardati  con diffidenza. Molti di questi punti vendita hanno intercettato le  nuove esigenze e propongono cibo di livello medio-buono, ma sempre a  prezzi abbordabili».Insomma, si ridistribuisce il budget scegliendo diversamente da  prima. Per esempio aumentano le vendite di pizze confezionate, birra e  spumanti, segno forse che l’“happy hour” e la cena fra amici si fanno  più spesso a casa che fuori. È più raro che ci si concedano sfizi  alimentari e – una curiosità – lo si fa prevalentemente di domenica,  come rivela una ricerca Ispo, condotta a un anno dalla liberalizzazione  degli orari dei negozi: due italiani su tre sono favorevoli, il 68 per  cento degli intervistati ha fatto acquisti la domenica e «nei festivi si  sceglie qualche cosa in più rispetto a quello che si prenderebbe negli  altri giorni, perché si procede con più tranquillità, spesso insieme a  tutta la famiglia» spiega il presidente di Federdistribuzione Giovanni  Cobolli Gigli.Anche nei settori diversi dall’alimentare, i nuovi “usi e consumi”  sono  evidenti. I
nternet ha sempre maggior peso e permette di far  economia: si  sottoscrivono più polizze auto on line invece di quelle  tradizionali e  cresce la vendita degli ebook, meno costosi di quelli di  carta. È  cambiato persino l’uso del telefonino, vero must del nostro  Paese dove  ci sono più schede sim attivate che abitanti. Si fanno meno  telefonate,  ma ormai non si rinuncia a utilizzarlo per navigare su  Internet. E non  si arrestano le vendite dei tablet. «È una peculiarità  italiana» spiega ancora Ferraresi. «Vogliamo avere i gadget più nuovi,  ma soprattutto  desideriamo stare sempre connessi e partecipare in pieno  al fenomeno dei  social network». A crollare davvero è la vendita di  auto (meno 20 per  cento in un anno), mentre sale l’uso di biciclette e  mezzi pubblici. «Anche l’atteggiamento verso le quattro ruote è  cambiato. Intanto è un  prodotto caro, sia da acquistare sia come  manutenzione, tra carburante e  tasse. Ma ha anche perso di appeal: da  anni ormai siamo in testa alla  classifica per numero di vetture in  rapporto alle persone, ne abbiamo  più dei francesi e dei tedeschi. Così  l’auto ha un po’ smesso di essere  in cima ai desideri» dice Ferraresi.  Di questa rivoluzione si sta  accorgendo anche il mondo della  pubblicità. Una volta il marketing puntava a suggerire un’aspirazione:  «Le aziende presentavano il loro  marchio come per dire: devi averlo se  vuoi far parte della comunità che  conta. Oggi sta mutando il  linguaggio: si cerca un approccio basato  sulla vita reale». Anche solo  un anno fa, il concetto di crisi sarebbe  stato bandito da qualunque  spot. «Invece adesso basta leggere i  cartelloni pubblicitari di un noto  marchio di abbigliamento, con uno  slogan che fa riferimento al peso  dell’Imu, per capire come i messaggi  siano cambiati» nota il sociologo.Resta da chiedersi se il diverso atteggiamento degli italiani nei confronti della spesa e degli acquisti in genere sia legato a questo momento di crisi o meno. Insomma, cosa rimarrà di questa tendenza a pianificare e meditare anche gli acquisti necessari e quotidiani? «Io credo che nulla sarà più come prima» risponde il sociologo Ferraresi. «La consapevolezza dei consumatori rimarrà tale anche superata la crisi. Abbiamo imparato a ragionare e le nuove tecnologie, Internet in particolare, permettono rapidità e precisione nel confrontare le offerte. A tutto questo difficilmente rinunceremo. E lo considero un effetto benefico di questa crisi».


Lessico_____________________________________

trabbocante: essere così colmo di qlco. da non poterne più contenere
incedere: intagliare un materiale duro
cosidetto: denominato, chiamato così
strato:  classe, gruppo di unità omogenee all'interno di un universo dato
calo: diminuzione
accontentarsi: sentirsi contento, appagato per qlco
impennata: rialzo imprevisto e forte
spreco: consumo eccessivo
pianificare: organizzare qlco. seguendo un piano o un programma
lievito: prodotto a base di sostanze che liberano anidride carbonica determinando un rigonfiamento dell'impasto
diffidenza: sentimento di sfiducia e sospetto verso gli altri
intercettare: identificare e fermare qlco., in modo che non giunga a destinazione; inserirsi in una comunicazione e riceverla, all'insaputa del mittente e del destinatario, senza impedire che giunga a destinazione
peculiarità: particolarità
manutenzione: complesso delle operazioni con cui si conserva, si mantiene in buono stato qlco.
carburante: sostanza che unendosi con un gas forma una miscela esplosiva; in partic., idrocarburo che si miscela con l'aria e bruciando fornisce l'energia necessaria al funzionamento dei motori a scoppio
meditare: riflettere con attenzione su un testo, un'idea, un problema


articolo: www.donnamoderna.com   lessico: http://dizionari.corriere.it




giovedì 28 febbraio 2013

Articoli: Più pasta e meno bistecche: la dieta italiana imposta dalla crisi


Di Arianna Adamo | 05.07.2012 

La crisi c'è e gli italiani se ne sono accorti da tempo. Ma che abbiano scelto di rinunciare al buon cibo -e soprattutto ad una dieta equilibrata- pur di risparmiare, se lo aspettavano in pochi. Nel 2011, secondo i dati Istat, gli italiani hanno diminuito le spese alimentari. La spesa media mensile per famiglia, che oltre al cibo concerne anche altri beni di prima necessità, è pari a 2.488 euro (+1,4% rispetto all’anno precedente), ma il 35,8% ha diminuito la quantità e, peggio ancora, la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto al 2010.

Gli italiani, dunque, non solo mangiano di meno, ma anche male. 
Stando ai dati Istat, nonostante la crescita della spesa mensile, in Italia si comprano meno alimenti, risultano in contrazione, su tutto il territorio nazionale, le spese destinate all’abbigliamento e alle calzature, mentre crescono le quote di spesa destinate all’abitazione (dal 28,4% al 28,9%) e ai trasporti (dal 13,8% al 14,2%).
La situazione non è la stessa e varia di regione in regione: la Lombardia detiene il record per la spesa media mensile più elevata (3.033 euro), seguita dal Veneto (2.903 euro). In ultima posizione troviamo, anche nel 2011, la Sicilia che, con una spesa media mensile di 1.637 euro, vede aumentare il divario dalla regione con la spesa più elevata (circa 1.400 euro).
La maggior parte delle famiglie (il 67,5%) fa la spesa presso il supermercato, che si conferma il luogo di acquisto prevalente, nonostante una lieve flessione. Quasi la metà delle famiglie italiane continua ad acquistare il pane al negozio tradizionale, il 9,7% sceglie il mercato per l’acquisto di pesce e il 16,4% per la frutta e la verdura.
Con la crisi finanziaria e l'inflazione sono aumentate, però, le famiglie che scelgono di acquistare generi alimentari presso gli hard-discount con una percentuale in crescita, dall’11,2% del 2010 al 13,1% del 2011. Un dato preoccupante dal punto di vista della salute alimentare: dalle statistiche di Coop Italia per Coldiretti risulta, infatti, che gli italiani comprano meno carne ma anche meno pesce (-3%) e ortofrutta (-3%), mentre salgono gli acquisti di pane (+3%) e quelli di pollo (+1%).
Il “low cost” non è riservato solo all'abbigliamento, ma anche a tavola dove si cerca di evitare gli sprechi e si punta alle offerte: il 66% degli italiani fa la spesa in modo più oculato, il 43% riduce le dosi acquistate e il 53% utilizza quello che avanza.
Addio, dunque, agli aperitivi (-4%), le bibite (-7%) e i dessert (-10%), e benvenuti agli alimenti fatti in casa e ai prodotti più semplici come il latte (+2%) accompagnato da biscotti (+3%) e fette biscottate (+5%). Con la crisi è cambiato anche lo stile di vita alimentare: sparisce il cornetto al bar e la “dolce vita” nostrana sembra un lontano miraggio.




Read more: http://it.ibtimes.com/articles/32850/20120705/istat-alimentari-cibo-spesa-italia-italiani-2012-meno-carne-pasta-statistica-dati-coldiretti-crisi-f.htm#ixzz2MEUCBCL6


domenica 30 settembre 2012

Buonanotte all' Italia (e alla Grecia che muore..)


Πρόκειται για ένα τραγούδι, παρωδία όπως αναφέρεται στο ιντερνέτ  μα δεν θεωρώ ότι είναι ο σωστός χαρακτηρισμός.. αρχικά υπήρχε το τραγούδι Buonanotte all' Italia από τον Ligabue του 2007, που επίσης αξίζει να ακουστεί και αναφέρεται στην Ιταλία υπογραμμίζοντας την κατάσταση της χώρας σε εκείνα τα χρόνια μέσα από τα μάτια του Luciano Ligabue, οι Massimo Merighi e Tony Troja (ME.TRO.) άλλαξαν τους στίχους του τραγουδιού αναφερόμενοι στην οικονομική κρίση της Ελλάδας και της Ιταλίας, πολλές αλήθειες και ομιλίες από καθημερινούς ανθρώπους μας κάνουν να νιώθουμε ότι δεν είμαστε μόνοι μα και ότι θα μπορούσαμε να κάνουμε κάτι γι' αυτό..





Testo
Di governo in governo, condannati all’inferno, 
a una vita fallita, senza più vie d’uscita.
L’Europa ci ha presi, non ci vuole mollare.
Ha già ucciso la Grecia, con misure austere.
Come se il barat
ro non fosse lì, 
ma per Sarkozy salvarsi è possibile.


Buonanotte all’Italia, che continua a dormire,
che tra tasse e Equitalia, non può più respirare.
C’è un fisco impazzito, che se non puoi pagare,
lui ti toglie la casa e puoi pure crepare.
E i banchieri vampiri, li lasciamo star lì,
con il nostro silenzio a ridurci così.

Buonanotte all’Italia, e alla Grecia che muore,
condannate a morire dello stesso tumore.
Come se quello che succede lì,
per noi che siam qui, non sarà possibile.
Mentre dei diavoli scrivono “No,
succeder non può. Son tutte favole”.


Buonanotte all’Italia che si sta a lamentare,
che non muove mai un dito, sempre lì a delegare.
Col telecomando, stesa lì sui divani,
si appassiona ai litigi tra Di Pietro e Bersani.


E ‘sta gente sinistra che non vuole andar via
e che campa alle spalle di chi è in agonia.
E se spunta qualcuno, che qualcosa vuol fare
gli si getta del fango, lo si deve fermare,
perché è un pericolo, per questi qui
che voglion star lì, il più a lungo possibile.
E non capiscono che non si può,
fermare chi, lotta per vivere.


Buonanotte all’Italia, a chi ha ancora un cuore,
a chi usa il cervello ma non vuole emigrare,
a chi vorrebbe fare la sua rivoluzione
senza farlo sentire troppo forte al padrone.
E a chi blocca le strade, senza troppi perché,
ti costringe a vedere che un futuro non c’è
Buonanotte all’Italia che continua a dormire 
e così continuando, si appresta a morire..