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mercoledì 22 gennaio 2014

Articoli: Fai da te!

Il 10% di italiani produce in casa detersivi, saponi, shampoo e detersivi, il 19% fa il pane, il 18% le marmellate e le conserve; 8 milioni di italiane si tingono i capelli da sole. Vanno su Internet in cerca di istruzioni (un dato per tutti del 2012 fornito da L'Oreal: 13 milioni di ricerche solo per tinte di capelli). In milioni lavorano a maglia, riciclano gli oggetti, si danno al decupage. Armi anticrisi? E' evidente. Ma quella di farsi le cose da soli e' diventata una raffinata tendenza.

www.gioia.it

lunedì 2 dicembre 2013

Attualita'/Articoli: Imu abolita,ma non per tutti!

Imu abolita, ma non per tutti. E poi: pensioni, aumenti, prelievi… La stangata è servita. Ecco chi deve pagare e quanto

La grande beffa per chi abita a Milano, Bologna, Napoli e altri 600 Comuni. Senza contare i nuovi salassi previsti dal 1° gennaio 2014. Pensioni comprese

L’Imu è stata definitavamente abolita. Ma non per tutti. Sono infatti molti i cittadini (quelli di Milano, Bologna, Napoli e tanti altri capoluoghi) che avranno la brutta sorpresa di dover pagare fino a ben 104 euro per una tassa abolita dal governo. Tutta colpa delle addizionali comunali… Senza contare che la Legge di stabilità appena approvata del governo non sarà a costo zero per i nostri portafogli. E tra pensioni, aumenti, prelievi, la stangata di inizio anno è servita. Ecco chi e quando dovrà pagare.


I CITTADINI CHE PAGHERANNO L’IMU -  Il premier Enrico Letta aveva dato la sua parola e l’ha mantenuta: “La seconda rata Imu non si paga”. Ma l’abolizione della seconda rata dell’Imu ha il sapore di una vera e propria beffa per i cittadini dei circa 600 Comuni che hanno aumento l’aliquota comunale  nel 2013. Di fatto, in queste città l’extragettito atteso sarà “rimborsato” dallo Stato solo nella misura della metà. A pagare l’altro 50 per cento, salvo ripensamenti e “manovre arginanti” dell’ultima ora da parte del governo saranno i cittadini. Una beffa, appunto.


MILANO, BOLOGNA, CATANIA, NAPOLI… CHE BEFFA! -  Tra i comuni coinvolti ci sono molte grandi città. Da Milano a Bologna. E poi Napoli e Catania. Ma anche città più piccole come Benevento, Verona, Genova, Frosinone. Perché succede questo? Semplice: si tratta dei Comuni che avevano applicato una forte aliquota aggiuntiva sull’Imu. Così, per esempio, succede a Milano: la giunta Pisapia aveva alzato l’aliquota Imu sulla prima casa al massimo consentito (lo 0,6 per cento) per aumentare gli introiti di circa 110 milioni di euro per la casse del Comune in rosso. Il risultato? I milanesi dovranno versare in totale una imposta di 55 milioni di euro. E secondo i calcoli della Cgia di Mestre, si tratterà di una stangata con importi che variano dai 71 ai 104, a seconda del Comune di residenza.

IL SALASSO PENSIONI – Non è finita qui, però: con la Legge di stabilità sono cambiate anche le norme sulle pensioni. E si profila un nuovo salasso. Aumenti risicati per le pensioni “normali” e un forte contributo di solidarietà a carico delle pensioni d’oro per garantire un mini-sussidio per i poveri, mentre vengono alzati i requisiti per ottenere la rendita di vecchiaia per le donne. Torna l’adeguamento al costo della vita per le pensioni che superano i 1.486 euro lordi al mese (3 volte il minimo), ma è un adeguamento risicato: non va oltre i 2.973 euro lordi (6 volte il minimo). Con la legge di Stabilità 2014, con la premessa dell’adeguamento al 100 per cento per le pensioni fino a 3 volte il minimo, si scende al 90 per cento per i trattamenti fra 3 e 4 volte; al 75 per cento per gli importi compresi fra 4 e 5 volte; al 50 per cento per quelli superiori a 6 volte (solo per il 2014 viene esclusa ogni rivalutazione). E’ l’indice Istat il punto di partenza per quanto riguarda la maggior parte delle famiglie italiane: operai e impiegati. La legge prevede che sia stimato sulla base dei primi nove mesi dell’anno: l’incremento dei prezzi si proietta dunque all’1 per cento per cento, contro il 3 per cento  riconosciuto da gennaio scorso.

SONO 30.000 LE PENSIONI D’ORO – Le disposizioni riguardano quasi 30 mila assegni e il nuovo prelievo sarà del 6- 12 per cento sugli importi superiori a 6.936 euro lordi al mese (90.168 euro all’anno). Il contributo è previsto nel 6 per cento per la parte di pensione compresa fra 14 e 20 volte il minimo (90.168—128.811 euro lordi annui), diventa del 12 per cento sugli importi fra 20 e 30 volte il minimo (128.811—193.217 euro lordi annui) e arriva fino 18 per cento sulle quote oltre 30 volte.  Per la precisione, le pensioni d’oro sarebbero, prendendo di riferimento i dati Inps, 29.554.

LA PENSIONE DI VECCHIAIA, UN MIRAGGIO – La pensione di vecchiaia per le donne, infine, appare sempre più lontana. Dal 1° gennaio 2014 i requisiti saliranno a 63 anni e 9 mesi. Per chi, invece, ha un lavoro autonomo l’età per la pensione diventerà 64 anni e 9 mesi nel 2014. Chi non ha raggiunto l’età giusta, nel 2014 dovrà arrivare a 42 anni e 6 mesi di contributi (41 e 6 mesi le donne).


lunedì 3 giugno 2013

Articolo: Studenti Greci in fuga dall’Italia.

Πρόκειται για ένα άρθρο του oggi24.it το οποίο μας παρουσιάζει μια πρόσφατη εικόνα της ελληνικής κοινότητας φοιτητών στην Ιταλία. 
Σύμφωνα με το άρθρο το ποσοστών των Ελλήνων φοιτητών έχει μειωθεί κατά πολύ σε αντίθεση με το ποσοστό των Κύπριων φοιτητών, (τουλάχιστον μιλώντας για την περσινή χρονιά) ενώ νέοι Έλληνες φοιτητές περιγράφουν τις δυσκολίες που αντιμετωπίζουν.

di Simona Martini
Le matricole italiane sono confuse, la crisi acceca e oltre il 60% dei giovani italiani sbaglia la scelta della facoltà. Quelli greci sbagliano addirittura paese.
“Io me la sono sempre cavata da sola: lavoro, sono autonoma, non dipendo dalla mia famiglia. Guadagno e mi mantengo”, Vicky Drygiannaki, studentessa greca, spiega come riesce a vivere e studiare in Italia, nonostante il suo paese affondi nella crisi.
Studia a Perugia ‘Sistemi di Comunicazione nelle Relazioni Internazionali’, laurea specialistica dell’Università per Stranieri. La sua storia è un’eccezione, perché come i fuorisede italiani, gli studenti greci in Italia solitamente sono mantenuti dalle famiglie. Il loro compito è studiare e portare a casa, in Grecia una laurea a volte difficile da ottenere in patria.
Perché in Grecia, studiare all’università, non è cosa per tutti: numero chiuso in tutte le facoltà, pochi posti, difficilissimo l’accesso. Allora chi non riesce migra, meglio migrava.
Una prassi consolidata: lauree riconosciute, una folta comunità greca pronta ad accogliere i nuovi ‘fratelli’ arrivati in Italia, concittadini e compagni di studi con identici obiettivi. Difficoltà: sopratutto imparare una nuova lingua, non solo quanto basta per la ‘sopravvivenza’ ma per seguire le lezioni in italiano, parlare e scrivere in modo corretto, conseguire il titolo di studi.
Il tutto nella nostalgia di casa.
E stato così fino ad 1 anno e mezzo fa, quando la crisi ha scoperto i guasti della Grecia e dei greci in Italia…
“Io sono qui da un anno – racconta Vicky – non so come fosse prima. Però mi hanno detto che il numero di studenti greci è molto diminuito. Continuano ad esserci nelle facoltà scientifiche come medicina, ma in quelle umanistiche sono pochissimi”, e lei infatti non ne conosce, frequenta più che altro ciprioti: stessa lingua, stessa cultura ma differenti soldi in tasca. A Cipro non c’è la crisi greca.
A 23 anni, laureata in Grecia, Vicky fa volantinaggio a Perugia. A Creta, dove è nata, serviva in un ristorante. Lavora duro tutta l’estate per tornare in Italia con i suoi risparmi da investire nel futuro: la seconda laurea. E dopo?
“Non rimarrò in Italia, sicuramente in Europa. Dipenderà dai prossimi anni. Spero che la Grecia migliori per tornare a casa mia. La crisi è forte, i problemi sono seri e di tutti”.
Chi si può permettere un figlio o due all’Università secondo Vicky sono solo i professionisti: medici, avvocati con una posizione economica solida anche in tempi duri. Lei ha trovato modo di cavarsela, era già indipendente prima della crisi. Ha imparato durante gli anni più bui del popolo greco. Ma non tutti sono così, non tutti hanno spalle così larghe…
Le ‘matricole greche’ sono diminuite: dal 2009 al 2011 secondo il Miur, nell’anno accademico in corso sono cadute da 300 a 239. Uguale per i nuovi iscritti: da quasi 3000 a 2254 studenti greci. Sembrerebbero nulla, invece sono tanti, anche troppi. Con un dubbio: quanti sono ancora in Italia? Quanti hanno mollato tornando in Grecia perché i genitori non potevano più permettersi l’affitto?
La crisi ha colpito duro: tagli ai bisogni primari, figuriamoci nello studio anche se si tratta del futuro, la vita dei giovani greci.
Efi Miskedakis, 29 anni, da 9 a Perugia, ce l’ha fatta! Si è appena laureata all’Università per Stranieri in Filologia Moderna. Lei ha vissuto il cambiamento: “Siamo rimasti in 4 gatti. Ci sono molti più ciprioti che greci. Il 90% dei grecofoni viene da li. Sono anni che i greci non vengono più in Italia, sicuramente per la crisi. La situazione è tragica. Qui a Perugia c’è il consolato greco: quando mio fratello studiava qui, 10 anni fa, eravamo 2-3000 compatrioti”.
Chi conosce la ‘città degli studenti’, capoluogo umbro, ricorda con amarezza gruppi di giovani greci muoversi per i vicoli medievali, passeggiare in corso Vannucci, radunarsi sulle scalinate di Piazza IV novembre davanti alla fontana di fine ‘200. E poi le feste greche dove si vivevano momenti di cultura ellenica: ricchezza anche per gli italiani.
“Ora è tutto diverso. Un greco veniva a Perugia per fare medicina, farmacia o legge. Cosi era molto più facile trovare lavoro con queste lauree. Si laureavano e tornavano in Grecia. Anche tutti sono tornati a casa”.
Efi, invece, sogna diverso… “Non voglio tornare in Grecia, perché non c’è lavoro. Farò il dottorato di ricerca ad ottobre, cerco lavoro a Perugia. Un lavoro stagionale, se non trovo niente me ne vado anche dall’Italia, più a nord”.
Ed i più giovani?  Le prossime generazioni? I greci alle scuole superiori?
“Pochi faranno l’università in Grecia, ma studieranno ciò che avrebbero voluto. Se io fossi rimasta avrei fatto Scienze Infermieristiche, passai il test di quella facoltà. Mio fratello era entrato ad Archeologia ma è venuto a Perugia per Giurisprudenza. Magari tu vuoi fare il medico, invece dovrai occuparti di allevare pesci. Molti non studieranno o studieranno cose che non gli piacciono”.  Esiste un modo peggiore per cancellare il futuro?
Anche la famiglia di Efi, come quasi tutti in Grecia sta soffrendo: madre casalinga, padre pensionato, come si fa a tirare avanti?
“A Syros, la mia isola, la gente continua a sorridere. La Germania ci ha battuti agli europei, ma non ancora buttati fuori dall’Europa. Vogliamo crederci, dobbiamo crederci: una volta eravamo il centro del mondo”.
Cara Efi, resisti. Chi ha già ucciso la Grecia, può uccidere anche noi. Attenzione.

 πηγή; http://oggi24.it/attualita/grecia-studenti-crisi-germania-battuti-6970.html

mercoledì 13 marzo 2013

Φοροδιαφυγή στην Ιταλία - Evasione Fiscale


Ψάχνοντας για ενδιαφέροντα άρθρα βρήκα το συγκεκριμένο site και θα ήταν κρίμα να μην το αναφέρω! Μία ιστοσελίδα στην οποία κάποιος μπορεί να κάνει καταγγελία όταν δεν παίρνει απόδειξη, επιπλέον υπάρχει διαδραστικός χάρτης και στατιστικά με τον μεγαλύτερο φοροφυγά και όλα τα σχετικά, ρίξτε μια ματιά!


martedì 26 febbraio 2013

Articoli: Carceri, Italia condannata per le condizioni dei detenuti


di Giovanni Trotta/mar 8 gennaio 2013




L’Italia viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di 3 metri quadrati. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha oggi condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza. La Corte ha inoltre condannato l’Italia a pagare ai sette detenuti un ammontare totale di 100 mila euro per danni morali. Nella sentenza la Corte invita l’Italia a porre rimedio immediatamente al sovraffollamento carcerario. Nella condanna emessa oggi, i giudici della Corte europea dei diritti umani constatano che il problema del sovraffollamento carcerario in Italia è di natura strutturale, e che il problema della mancanza di spazio nelle celle non riguarda solo i 7 ricorrenti: la Corte ha già ricevuto più di 550 ricorsi da altri detenuti che sostengono di essere tenuti in celle dove avrebbero non più di 3 metri quadrati a disposizione. I giudici chiamano quindi le autorità italiane a risolvere il problema del sovraffollamento, anche prevedendo pene alternative. I giudici domandano inoltre all’Italia di dotarsi entro un anno di un sistema di ricorso interno che dia modo ai detenuti di rivolgersi ai tribunali italiani per denunciare le proprie condizioni di vita nelle prigioni e avere un risarcimento per la violazione dei loro diritti. L’Italia viene condannata una seconda volta per aver tenuto i detenuti in celle troppo piccole. La prima condanna risale al luglio del 2009 e riguardava un detenuto nel carcere di Rebibbia di Roma. Per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si tratta di una «mortificante conferma della incapacità del nostro Stato a garantire i diritti elementari dei reclusi in attesa di giudizio e in esecuzione di pena». Tra l’ironico e l’amaro il commento di Marco Pannella che proprio su questo tema sta conducendo una battaglia con sciopero della fame e della sete: «Mi fa piacere che Napolitano, massimo responsabile della flagranza di reato dell’Italia nei confronti dei diritti umani e della democrazia, ora sia mortificato, bene. La condanna ennesima arriverà, perché siamo in flagranza come Italia da delinquenti professionali, non solo contro il popolo italiano ma contro l’Europa e le sue istituzioni». Prosegue il leader radicale: «Il vero problema che ci rimproverano è che siamo responsabili del fatto che ci sono 10 milioni di processi civili e penali e nelle carceri 20mila persone che quando avranno la sentenza saranno ritenuti innocenti». Sulla vicenda interviene il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che «Nel giorno della condanna dell’Europa per la difficile situazione delle nostre carceri, voglio esprimere solidarietà e vicinanza al consigliere del sindacato penitenziario Sappe, Aldo Di Giacomo, da un mese in sciopero della fame per sollecitare la riforma della giustizia. Il problema del sovraffollamento delle carceri si risolve in primo luogo con una giustizia giusta, rapida e certa». Per Gasparri «è impensabile che ancora oggi almeno il 40% della popolazione detenuta sia in attesa di giudizio per colpa di un sistema lento e macchinoso. Con Alfano ministro della Giustizia – ricorda – molto è stato fatto per rendere più snello il sistema, a cominciare dall’informatizzazione delle procure. Ma la strada – conclude – è ancora lunga e i rilievi dei giudici di Strasburgo impongono un’accelerazione. Condivido quindi le motivazioni di Di Giacomo – conclude Gasparri – e lo invito a desistere dalla sua protesta in considerazione delle sue precarie condizioni di salute. E sollecito tutte le istituzioni a dare risposte immediate».



πηγή; http://www.secoloditalia.it/2013/01/carceri-italia-condannata-per-le-condizioni-dei-detenuti/