Ιταλική γλώσσα

Ένα ιστολόγιο αφιερωμένο στην Ιταλία, στην ιταλική γλώσσα και στην εκμάθηση της...
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giovedì 2 settembre 2021

Ιταλική ποίηση/Poesia: Gianni Rodari - Teste fiorite



Η υπέροχη εικόνα είναι δημιουργία της 
Francesca Assirelli

Ένα ποίημα από τον Gianni Rodari, που παίζει με την φαντασία μας και με τα όρια μεταξύ πραγματικού και φανταστικού. Αν και συνήθως αναφέρεται σε παιδιά, τα νοήματα του σαγηνεύουν απόλυτα και εμάς τους ενήλικες. 


 


Teste fiorite


Se invece dei capelli sulla testa.

ci spuntassero i fiori, sai che festa?

Si potrebbe capire a prima vista

chi ha il cuore buono, chi la menta trista.

Il tale ha in fronte un bel ciuffo di rose:

non può certo pensare a brutte cose.

Quest’altro, poveraccio, è d’umor nero:

gli crescono le viole del pensiero.

E quello con le ortiche spettinate?

Deve avere le idee disordinate,

e invano ogni mattina

spreca un vasetto o due di brillantina.


Απόδοση στην ελληνική γλώσσα: Ιωάννα Καραμαλή

Ανθισμένα κεφάλια

Αν αντί για μαλλιά στο κεφάλι

φύτρωναν λουλούδια, ξέρεις τι χαρά θα 'ταν;

Θα μπορούσες να καταλάβεις με την πρώτη ματιά

ποιος έχει καλή καρδιά και ποιος λυπημένη σκέψη.

Ο πρώτος έχει στο μέτωπο μια ωραία τούφα τριανταφυλλένια:

ασφαλώς και δεν μπορεί να σκεφτεί άσχημα πράγματα.

Ο άλλος, ο κακομοίρης, είναι σκυθρωπός:

του φυτρώνουν οι βιολέτες της σκέψης.

Και εκείνος με τις αχτένιστες τσουκνίδες;

Πρέπει να έχει ανάκατες ιδέες,

και μάταια κάθε πρωί

σπαταλά ένα ή δυο βαζάκια μπριγιαντίνη.


Ακούστε το ποίημα!



Δείτε περισσότερα για τον Gianni Rodari κάνοντας κλικ στην ανάρτηση που σας ενδιαφέρει!

Gianni Rodari 

biografia/βιογραφία 

Essere o Avere 

Il giovane gambero

Il semaforo blu

La tragedia di un 10

L'Acca in fuga 
Per colpa di un accento
Il cielo e' di tutti

mercoledì 4 dicembre 2013

Gianni Rodari: Per colpa di un accento


Per colpa di un accento
un tale di Santhià
credeva d’essere alla meta
ed era appena a metà.
Per analogo errore
un contadino a Rho
tentava invano di cogliere
le pere da un però.
Non parliamo del dolore
di un signore di Corfù
quando, senza più accento,
il suo cucu non cantò più.

martedì 2 ottobre 2012

Gianni Rodari (1920-1980) βιογραφία



Γεννήθηκε στις 23 Οκτωβρίου του 1920 στην Omegna, στα 10 του χρόνια χάνει τον πατέρα του από βρογχοπνευμονία και  μετακομίζει με την μητέρα του και τα αδέρφια του στο Garivate.  Οι ιδιαίτερες του ικανότητες δεν αργούν να φανούν και ακολουθεί παιδαγωγικές σπουδές. Το διάστημα 1935-1937 τον βρίσκουμε αφιερωμένο και ενεργό μέλος της καθολικής οργάνωσης νέων ενώ στα αμέσως επόμενα χρόνια οι αναζητήσεις του και τα διαβάσματα του τον φέρνουν πιο κοντά στον Μαρξισμό. Από τα 17 του κιόλας χρόνια είχε στην κατοχή του το δίπλωμα του δασκάλου και δίδασκε σε κάποια δημοτικά σχολεία της περιοχής του Varese.
Όταν η Ιταλία μπήκε στον πόλεμο το 1940, ο Rodari δεν υπηρέτησε αφού είχε πάρει αναβολή για λόγους υγείαw. To 1941 πετυχαίνει στο διαγωνισμό των εκπαιδευτικών και ξεκινά να διδάσκει στο Uboldo. Κατά την διάρκεια αυτών των ετών γράφεται στο φασιστικό κόμμα από το οποίο αποχωρεί έπειτα από την πτώση του φασισμού στην Ιταλία και προσεγγίζει το κουμμουνιστικό κόμμα, στο οποίο εγγράφεται το 1944.
Αμέσως μετά τον πόλεμο καλείται να διευθύνει την εφημερίδα “Ordine Nuovo” ενώ το 1947 συνεργάζεται με την εφημερίδα Unita’ στο Μιλάνο. Παράλληλα με την δημοσιογραφία ξεκινά την συγγραφή παιδικών διηγημάτων, τότε είναι  που γράφει τα:
Il libro delle filastrocche και Romanzo di Cipollino.  To 1958 ξεκινάει η συνεργασία του με την εφημερίδα Paese Sera, συνεργασία που θα εγκαταλείψει περίπου 2 χρόνια αργότερα.
Από το 1960 συνεργάζεται με τον εκδοτικό οίκο Einaudi και γίνεται γνωστός σε όλη την Ιταλία. Εκείνα τα χρόνια εκδίδεται το βιβλίο του Filastrocca in cielo e in terra. Το 1970 κερδίζει το βραβείο Andersen, ο πιο σημαντικός διεθνής για την παιδική λογοτεχνία, γεγονός που τον κάνει γνωστό σε όλον τον κόσμο.
Ο θάνατος του επήλθε στις 14 απριλίου του 1980 κατά την διάρκεια μιας χειρουργικής επέμβασης στη Ρώμη.
Η γυναίκα του, Maria Teresa Ferreti, περιγράφοντας τον σύζυγο της λέει: «Era una persona spiritosa e molto intelligente. Metteva subito le persone a proprio agio anche se al primo impatto era piuttosto riservato»

Το συγγραφικό έργο του:
§  Il libro delle filastrocche (1951)
§  Il romanzo di Cipollino (1951)
§  La freccia azzurra (1953)
§  Gelsomino nel paese dei bugiardi (1958)
§  Filastrocche in cielo e in terra (1960)
§  Favole al telefono (1962)
§  Gip nel televisore (1962)
§  La torta in cielo (1966)
§  La grammatica della fantasia (1974)
§  C'era due volte il barone Lamberto ovvero I misteri dell'isola di San Giulio (1978)
§  Novelle fatte a macchina 
§  Atalanta
§  Il pianeta degli alberi di Natale
§  Il libro degli errori
§  Le filastrocche del cavallo parlante



Στο ιστολόγιο μας μπορείτε να διαβάσετε τα παρακάτω:
il giovane gambero
La tragedia di un dieci
essere o avere
l' acca in fuga
il cielo e' di tutti
l' avventura dello zero
il semaforo blu





πηγές:  http://en.wikipedia.org, http://www.giannirodari.it

domenica 30 settembre 2012

Gianni Rodari: Il cielo e' di tutti

Πόσες φορές έχουμε αναφερθεί από αυτό το blog στον Gianni Rodari, μα αυτή η φορά είναι διαφορετική..  πρόκειται για ένα ποίημα πολύ ξεχωριστό, ακούστε το, διαβάστε το και αν μπορείτε:  

  Spiegatemi voi dunque, in prosa od in versetti, perché il cielo è uno solo e la terra è tutta a pezzetti. .



Qualcuno che la sa lunga
mi spieghi questo mistero:
il cielo è di tutti gli occhi
di ogni occhio è il cielo intero.

È mio, quando lo guardo.
È del vecchio, del bambino,
del re, dell'ortolano,
del poeta, dello spazzino.

Non c'è povero tanto povero
che non ne sia il padrone.
Il coniglio spaurito
ne ha quanto il leone.

Il cielo è di tutti gli occhi,
ed ogni occhio, se vuole,
si prende la luna intera,
le stelle comete, il sole.

Ogni occhio si prende ogni cosa
e non manca mai niente:
chi guarda il cielo per ultimo
non lo trova meno splendente.

Spiegatemi voi dunque,
in prosa od in versetti,
perché il cielo è uno solo
e la terra è tutta a pezzetti.

(Gianni Rodari)

                                                                                                                            πηγή: http://www.poesieracconti.it

mercoledì 23 maggio 2012

Gianni Rodari: Il giovane gambero


Un giovane gambero pensò: «Perché nella mia famiglia tutti camminano all'indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco».

Cominciò ad esercitarsi di nascosto, tra i sassi del ruscello natio, e i primi giorni l' impresa gli costava moltissima fatica. Urtava dappertutto, si ammaccava la corazza e si schiacciava una zampa con l'altra. Ma un po' alla volta le cose andarono meglio, perché tutto si può imparare, se si vuole.
Quando fu ben sicuro di sé, si presentò alla sua famiglia e disse:
- State a vedere.
E fece una magnifica corsetta in avanti.
- Figlio mio, - scoppiò a piangere la madre, - ti ha dato di volta il cervello? Torna in te, cammina come tuo padre e tua madre ti hanno insegnato, cammina come i tuoi fratelli che ti vogliono tanto bene.
I suoi fratelli però non facevano che sghignazzare. Il padre lo stette a guardare severamente per un pezzo, poi disse: - Basta così. Se vuoi restare con noi, cammina come gli altri gamberi. Se vuoi fare di testa tua, il ruscello è grande: vattene e non tornare più indietro.
Il bravo gamberetto voleva bene ai suoi, ma era troppo sicuro di essere nel giusto per avere dei dubbi: abbraccio' la madre, salutò il padre e i fratelli e si avviò per il mondo.

Il suo passaggio destò subito la sorpresa di un crocchio di rane che da brave comari si erano radunate a far quattro chiacchiere intorno a una foglia di ninfea.
- Il mondo va a rovescio, - disse una rana, - guardate quel gambero e datemi torto, se potete.
- Non c'è più rispetto, - disse un'altra rana. - Ohibò, ohibò, - disse una terza.
Ma il gamberetto proseguì diritto, è proprio il caso di dirlo, per la sua strada.

A un certo punto si sentì chiamare da un vecchio gamberone dall'espressione malinconica che se ne stava tutto solo accanto a un sasso. - Buon giorno, - disse il giovane gambero.
Il vecchio lo osservò a lungo, poi disse: - Cosa credi di fare? Anch'io, quando ero giovane, pensavo di insegnare ai gamberi a camminare in avanti. Ed ecco che cosa ci ho guadagnato: vivo tutto solo, e la gente si mozzerebbe la lingua piuttosto che rivolgermi la parola. Fin che sei in tempo, da' retta a me: rassegnati a fare come gli altri e un giorno mi ringrazierai del consiglio.
Il giovane gambero non sapeva cosa rispondere e stette zitto. Ma dentro di sé pensava: «Ho ragione io». E salutato gentilmente il vecchio riprese fieramente il suo cammino.

Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: - Buon viaggio!

Da: Favole al telefono - Gianni Rodari

martedì 28 febbraio 2012

Gianni Rodari - Biografia

                                                                                       Η βιογραφία του στα ελληνικά
Biografia
L'infanzia a Omegna
Gianni Rodari nasce il 23 ottobre 1920 a Omegna sul Lago d’Orta in cui i genitori originari della Val Cuvia nel Varesotto si trasferiscono per lavoro. Gianni frequentò ad Omegna le prime quattro classi delle scuole elementari. Era un bambino con una corporatura minuta e un carattere piuttosto schivo che non lega con i coetanei. È molto affezionato al fratello Cesare mentre a causa della notevole differenza di età è poco in confidenza con il fratello Mario.
Il padre Giuseppe fa il fornaio nella via centrale del paese e muore di bronco-polmonite quando Gianni ha solo dieci anni. In seguito a questa disgrazia la madre preferisce tornare a Gavirate il suo paese natale. 


La gioventù e l'adolescenza a Gavirate e l'esperienza del seminario
Nel varesotto vive dal 1930 al 1947.
Frequenta la quinta elementare a Gavirate.
Il 5 agosto 1931 fa richiesta di entrare in seminario per frequentare il ginnasio. Nell'ottobre dello stesso anno entrerà quindi nella IC del seminario di Seveso. Gianni si distingue subito per le ottime capacità e risulterà infatti il migliore della classe. Risultati che furono poi confermati anche nella seconda classe. All'inizio della classe terza, nell'ottobre 1933 si ritirò. Concluse l'anno scolastico a Varese, ma non proseguì gli studi liceali bensì optò per le scuole Magistrali. Frequentò con profitto la quarta classe nel 1934-35 e venne ammesso al triennio superiore. Il 25 febbraio 1937 abbandonò gli studi per presentarsi alla sessione estiva con l'intento di sostenere direttamente gli esami e guadagnare così un anno.
Già a partire dal 1935 Rodari militava nell'Azione Cattolica. Dai verbali delle adunanze di Gavirate risulta che nel dicembre dello steso anno Gianni svolgeva già la funzione di presidente. Anche l'anno successivo fu dedicato molto all'organizzazione cattolica.
Nel 1936 pubblicò otto racconti sul settimanale cattolico L'azione giovanile e iniziò una collaborazione con Luce diretto da Monsignor Sonzini.
Nel 1937 iniziò un periodo di profondi cambiamenti. Nel marzo lasciò la presidenza dei giovani gaviratesi dell'Azione cattolica e da allora i rapporti con questa si allentarono molto. Tra la primavera e l'estate il suo massimo impegno venne dedicato allo studio  e a soli 17 anni conseguì il diploma magistrale. 
In quegli stessi anni Rodari leggeva molto e amava la musica. Andò per tre anni a lezione di violino. Molto sensibile, si confidava solo con pochi amici. Aveva una grande curiosità intellettuale e cominciò a leggere le opere di Nietzsche, Stirner, Schopenhauer, Lenin, Stalin e Trotzkij. "Queste opere, -  commenta- ebbero due risultati: quello di portarmi a criticare coscientemente il corporativismo e quello di farmi incuriosire sul marxismo come concezione del mondo".
Nel 1939 si iscrive all’Università cattolica di Milano, alla facoltà di lingue. Abbandonerà poi l'esperienza universitaria dopo alcuni esami, ma senza laurearsi. Nel frattempo inizia ad insegnare in diversi paesi del varesotto.
Nel 1940, quando l’Italia entra in guerra Rodari viene dichiarato rivedibile e non viene richiamato alle armi.
Nel 1941 vince il concorso per maestro ed incomincia ad insegnare ad Uboldo come supplente. Fu un periodo molto duro di cui ha un forte ricordo. Si iscrive al partito fascista e accettò di lavorare nella casa del fascio pur di tirare avanti. I drammatici avvenimenti della guerra lo colpiscono profondamente negli affetti personali quando apprende la notizia della morte degli amici Nino Bianchi e Amedeo Marvelli, mentre il fratello Cesare nel settembre del 1943 viene internato in un campo di concentramento in Germania.
Subito dopo la caduta del fascismo Gianni Rodari si avvicina al Partito Comunista, a cui si scrive nel 1944 e partecipa alle lotte della resistenza.



Gli anni del giornalismo politico tra Milano e Roma
Subito dopo la guerra viene chiamato a dirigere il giornale "Ordine Nuovo", nel 1947 viene chiamatoall’Unità a Milano, dove diventa prima cronista, poi capo cronista ed inviato speciale.

Mentre lavora come giornalista incomincia a scrivere racconti per bambini. Nel 1950 il Partito lo chiama a Roma a dirigereil settimanale per bambini, il "Pioniere", il cui primo numero esce il 10 settembre 1950. Nel 1952 compie il primo dei diversi viaggi che farà Urss.
In quegli anni pubblica Il libro delle filastrocche ed il Romanzo di Cipollino. Nel 1953 sposa Maria Teresa Feretti, dalla quale quattro anni dopo ha la figlia Paola.
Dal settembre 1956 al novembre 1958 torna a lavorare all'Unità diretta da Ingrao. Farà l'inviato e poi il responsabile della pagina culturale e infine il capocronista. Nel 1957 supera l'esame da giornalista professionista.
Il 1° dicembre 1958passa a lavorare a Paese sera. Si realizza finalmente la scelta che contrassegnerà tutta la sua vita: affiancare al lavoro di scrittore per l'infanzia quello di un giornalismo politico non partitico.
Gli anni della scrittura per l'infanzia e della notorietàNel 1960 incomincia a pubblicare per Einaudi e la sua fama si diffonde in tutta Italia. Il primo libro che esce con la nuova casa editrice è Filastrocca in cielo ed in terra nel 1959.
Solo nel 1962-63 raggiunge una certa tranquillità economica grazie alla collaborazione  a La via migliore e a I quindici.

Dal 1966 al 1969 Rodari non pubblica libri, limitandosi a una intensa attività di collaborazioni per quanto riguarda il lavoro con i bambini. Lascia Paese sera e nel l970 vince il Premio Andersen, il più importante concorso internazionale per la letteratura dell’infanzia, che accresce la sua notorietà in tutto il mondo.
Nel 1970Ricomincia a pubblicare per Einuadi ed Editori Riuniti, ma la sua prodigiosa macchina creativa non sembra più girare a pieno regime. Non è solo a causa del grande successo, ma anche della grande mole di lavoro e della sua condizione fisica.
Nel 1974 si impegna nel rilancio del Giornale dei genitori, ma subito cerca di disimpegnarsi. Cosa che accadrà agli inizi del 1977.
Al ritorno da un viaggio in Urss Gianni Rodari nel 1979 comincia ad accusare i primi problemi circolatori che lo porteranno alla 

morte dopo un intervento chirurgico il 14 aprile del 1980.
Racconti:


http://www.giannirodari.it/biografia/index.html

Gianni Rodari: Tragedia di un Dieci



Fuggiva un giorno un Dieci
pieno di trepidazione,
inseguito da un nemico mortale: la Sottrazione!
Il poverino è raggiunto,
crudelmente mutilato:
ben due unità ha perduto,
un Otto è diventato.
Dalla padella cascando
nella brace,
ecco qua,
incappa nella Divisione
che lo taglia a metà.
Ora è un misero Quattro,
mal visto dagli scolari.
"Consolati - gli dicono -
sei sempre un numero pari..."
"C'è poco da consolarsi
la mia sorte è ben dura.
O incontro un'Addizione
o sarà...la bocciatura" 

Gianni Rodari: Essere o Avere



Il professor Grammaticus, viaggiando in treno, ascoltava la conversazione dei suoi compagni di scompartimento. erano operai meridionali, emigrati all'estero in cerca di lavoro: erano tornati in Italia per le elezioni, poi avevano ripreso la strada del loro esilio.
- Io ho andato in Germania nel 1958, - diceva uno di loro.
- Io ho andato prima in Belgio, nelle miniere di carbone. Ma era una vita troppo dura.
Per un poco il professor Grammaticus li stette ad ascoltare in silenzio. A guardarlo bene, però, pareva una pentola in ebollizione. Finalmente il coperchio saltò, e il professor Grammaticus esclamò, guardando severamente i suoi compagni:
- Ho andato! Ho andato! Ecco di nuovo il benedetto vizio di tanti italiani del sud di usare il verbo avere al posto del verbo essere. Non vi hanno insegnato a scuola che si dice: "Sono andato"?
Gli emigranti tacquero, pieni di rispetto per quel signore tanto perbene, con i capelli bianchi che gli uscivano di sotto il cappello nero.
- Il verbo andare, - continuò il professor Grammaticus,- è un verbo intransitivo, e come tale vuole l'ausiliare essere.
Gli emigranti sospirarono. Poi uno di loro tossì per farsi coraggio e disse:
- Sarà come lei dice, signore. Lei deve aver studiato molto. Io ho fatto la seconda elementare, ma già allora dovevo guardare più alle pecore che ai libri. Il verbo andare sarà anche quella cosa che dice lei.
- Un verbo intransitivo.
Ecco, sarà un verbo intransitivo, una cosa importantissima, non discuto. ma a me sembra un verbo triste, molto triste. Andare a cercar lavoro in casa d'altri... lasciare la famiglia, i bambini.
Il professor Grammaticus cominciò a balbettare.
- Certo... veramente... insomma, però... comunque si dice sono andato, non ho andato. Ci vuole il verbo "essere": io sono, tu sei, egli è...
- Eh,- disse l'emigrante, sorridendo con gentilezza,- io sono, noi siamo!... Lo sa dove siamo noi, con tutto il verbo essere e con tutto il cuore? Siamo sempre al paese, anche se abbiamo andato in Germania e in Francia. siamo sempre là, è là che vorremmo restare, e avere belle fabbriche per lavorare, e belle case per abitare.
E guardava il professor Grammaticus con i suoi occhi buoni e puliti. e il professor Grammaticus aveva una gran voglia di darsi dei pugni in testa. e intanto borbottava tra sé: - Stupido! Stupido che non sono altro. vado a cercare gli errori nei verbi... ma gli errori più grossi sono nelle cose!

Gianni Rodari: L'Acca in fuga



C'era una volta un'Acca.
Era una povera Acca da poco: valeva un'acca, e lo sapeva. Perciò non montava in superbia, restava al suo posto e sopportava con pazienza le beffe delle sue compagne. Esse le dicevano:
" E così, saresti anche tu una lettera dell'alfabeto? Con quella faccia?Lo sai o non lo sai che nessuno ti pronuncia?"
Lo sapeva, lo sapeva. Ma sapeva anche che all'estero ci sono paesi, e lingue, in cui l'acca ci fa la sua figura.
"Voglio andare in Germania, - pensava l'Acca, quand'era più triste del solito. - Mi hanno detto che lassù le Acca sono importantissime ".
Un giorno la fecero proprio arrabbiare. E lei, senza dire né uno né due, mise le sue poche robe in un fagotto e si mise in viaggio con l'autostop.
Apriti cielo! Quel che successe da un momento all'altro, a causa di quella fuga, non si può nemmeno descrivere.
Le chiese, rimaste senz'acca, crollarono come sotto i bombardamenti. I chioschi, diventati di colpo troppo leggeri, volarono per aria seminando giornali, birre, aranciate e granatine in ghiaccio un po' dappertutto.
In compenso, dal cielo caddero giù i cherubini: levargli l'acca, era stato come levargli le ali.
Le chiavi non aprivano più, e chi era rimasto fuori casa dovette rassegnarsi a dormire all'aperto.
Le chitarre perdettero tutte le corde e suonavano meno delle casseruole.
Non vi dico il Chianti, senz'acca, che sapore disgustoso. Del resto era impossibile berlo, perché i bicchieri, diventati " biccieri", schiattavano in mille pezzi.
Mio zio stava piantando un chiodo nel muro, quando le Acca sparirono: il " ciodo " si squagliò sotto il martello peggio che se fosse stato di burro.
La mattina dopo, dalle Alpi al Mar Jonio, non un solo gallo riuscì a fare chicchirichì: facevano tutti cicciricì, e pareva che starnutissero. Si temette un'epidemia.
Cominciò una gran caccia all'uomo, anzi, scusate, all'Acca. I posti di frontiera furono avvertiti di raddoppiare la vigilanza. L'Acca fu scoperta nelle vicinanze del Brennero, mentre tentava di entrare clandestinamente in Austria, perché non aveva passaporto. Ma dovettero pregarla in ginocchio: "Resti con noi, non ci faccia questo torto! Senza di lei, non riusciremmo a pronunciare bene nemmeno il nome di Dante Alighieri. Guardi, qui c'è una petizione degli abitanti di Chiavari, che le offrono una villa al mare. E questa è una lettera del capo-stazione di Chiusi-Chianciano, che senza di lei diventerebbe il capo-stazione di Ciusi-Cianciano: sarebbe una degradazione."
L'Acca era di buon cuore, ve l'ho già detto. È rimasta, con gran sollievo del verbo chiacchierare e del pronome chicchessia. Ma bisogna trattarla con rispetto, altrimenti ci pianterà in asso un'altra volta.
Per me che sono miope, sarebbe gravissimo: con gli "occiali" senz'acca non ci vedo da qui a lì.

Gianni Rodari:Il semaforo blu





Una volta il semaforo che sta a Milano, in piazza del Duomo fece una stranezza.
Tutte le sue luci, ad un tratto, si tinsero di blu', e la gente non sapeva più come regolarsi.
"Attraversiamo o non attraversiamo? Stiamo o non stiamo?"
Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il semaforo diffondeva l'insolito segnale blu', di un blu' che così blu' il cielo di Milano non era stato mai.
In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano, i motociclisti facevano ruggire lo scappamento e i pedoni più grassi gridavano:
"Lei non sa chi sono io!"
Gli spiritosi lanciavano frizzi:
"Il verde se lo sarà mangiato il commendatore, per farci una villetta in campagna.
Il rosso lo hanno adoperato per tingere i pesci ai Giardini.
Col giallo sapete che ci fanno? Allungano l'olio d'oliva."
Finalmente arrivò un vigile e si mise in mezzo all'incrocio a districare il traffico. Un altro vigile cercò la cassetta dei comandi per riparare il guasto, e tolse la corrente.
Prima di spegnersi il semaforo blu' fece in tempo a pensare:
"Poveretti! Io avevo dato il segnale di - via libera - per il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato il coraggio."

martedì 29 marzo 2011

Gianni Rodari: L'AVVENTURA DELLO ZERO


L'AVVENTURA DELLO ZEROdi Gianni Rodari

C'era una volta
un povero Zero
tondo come un o,
tanto buono ma però
contava proprio zero e
nessuno
lo voleva in compagnia.
Una volta per caso
trovò il numero Uno
di cattivo umore perché
non riusciva a contare
fino a tre.
Vedendolo così nero
il piccolo Zero,
si fece coraggio,
sulla sua macchina
gli offerse un passaggio;
schiacciò l'acceleratore,
fiero assai dell'onore
di avere a bordo
un simile personaggio.
D'un tratto chi si vede
fermo sul marciapiede?
Il signor Tre
che si leva il cappello
e fa un inchino
fino al tombino...
e poi, per Giove
il Sette, l'Otto, il Nove
che fanno lo stesso.
Ma cosa era successo?
Che l'Uno e lo Zero
seduti vicini,
uno qua l'altro là
formavano un gran Dieci:
nientemeno, un'autorità!
Da quel giorno lo Zero
fu molto rispettato,
anzi da tutti i numeri
ricercato e corteggiato:
gli cedevano la destra
con zelo e premura
(di tenerlo a sinistra
avevano paura),
gli pagavano il cinema,
per il piccolo Zero
fu la felicità.

(Gianni Rodari)
dal libro delle filastrocche