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giovedì 27 ottobre 2011

Orale Celi 3: esempio della prova orale


A.  Il candidato dovra descrivere le foto e rispondere alle domande che gli verranno poste.


Parole chiave:

ore di punta, affollato, stare in piedi

Domande:
1. Descriva quello che e rappresentato nella foto
2. Quali potrebbero essere le misure da parte del governo/comune per risolvere questa situazione?
3. Com' e la situazione nel Suo paese?

Parole chiave:

faccende domestiche, marito, celibe, 
secchio, passare lo straccio

Domande:
1. Descriva quello che e rappresentato nella foto
2. Secondo Lei, qual' e il ruolo dell' uomo oggi? 
Cosa ha campiato negli ultimi anni?
3. Come si sente l' uomo oggi essendo quasi costretto 
ad aiutare alle faccende domestiche?




B. Il candidato dopo aver letto il testo, deve riassumerlo e rispondere alle domande che gli vengono poste dall' esaminatore. 


Saldi, scopre truffa e denuncia tutto

    di Susanna PetroneBOLZANO. Sono partiti i saldi e una famiglia si è recata in un negozio con la speranza di trovare le scarpe viste un mese prima in vetrina. Ed infatti c'erano, ma era stato aggiunto un altro prezzo: da 89 euro le scarpe erano passate a 115 euro. Indaga la Guardia di finanza. Ma ecco i fatti. Un mese fa una bolzanina si è recata presso un noto negozio di scarpe del capoluogo altoatesino. Come tante donne potrebbe acquistare scarpe ogni giorno. Ed infatti si innamora di due paia di scarpe: il primo paio costa 69 euro mentre il secondo 89 euro.

    Con il telefonino decide di scattare due foto delle scarpe - che sono messe ben in vista in vetrina - per mostrarle al marito una volta tornata a casa. Quest'ultimo, però, le consiglia di aspettare l'inizio dei saldi, visto che di scarpe ne ha già tante e il costo gli sembra eccessivo. Detto, fatto: passa un mese e sabato mattina marito e moglie ritornano presso il negozio bolzanino, per vedere se le scarpe fotografate dalla donna sono ancora in vendita. Ed infatti ci sono, entrambe, ma la coppia non crede ai propri occhi quando vede il prezzo.

    Le scarpe continuano a costare 69 e 89 euro. Non solo: accanto al prezzo di un mese fa la moglie nota che sono state scritte due cifre: 99 e 115 euro. Le ultime due cifre però sono state cancellate ed è stato aggiunto a mano: «30 per cento di sconto». In parole povere: all'apparenza il prezzo è stato diminuito del 30 per cento, ma in realtà è sempre rimasto uguale. Il cliente, dunque, potrebbe pensare di avere acquistato un paio di scarpe che sul mercato costan
    o 115 euro ma che grazie ai saldi sono state ribassate ad 89 euro.
    A quel punto il marito, furibondo, ha fotografato nuovamente le scarpe ed ha inviato il materiale alla Guardia di finanza e in Procura, presentando denuncia per truffa. La coppia bolzanina ha fatto quello che il Centro tutela consumatori utenti (Ctcu) ha consigliato sin dall'inizio dei saldi: fatevi un'idea dei prezzi applicati prima delle svendite. «In questo modo - spiega il direttore Walther Andreaus - sarà possibile verificare se è effettivamente la merce di stagione ad essere venduta a prezzi ribassati».

    E poi aggiunge: «In occasione delle svendite tutti i prodotti venduti non dovranno essere solo esenti da vizi e difetti di qualsiasi tipo, ma dovranno anche essere conformi agli annunci pubblicitari che li riguardano. Per quanto riguarda le indicazioni del prezzo scontato, esse dovranno riportare tre elementi: il prezzo di vendita originario, il ribasso del prezzo espresso in percentuale e il nuovo prezzo di vendita, scontato».

    Domande:
    1. Riassumere il testo.
    2. Le e capitata mai una situazione simile?
    3. Come possiamo proteggerci dalle truffe del genere?




    C. Il candidato deve essere in grado di svolgere il compito che gli e stato assegnato in una ben determinata situazione.

    Lei e un Suo amico avete deciso di fare le vacanze estive insieme. Discutete tutti i dettagli del viaggio. (meta, giorni di vacanze, prenotazione, tipo d' alloggio, partenza e ritorno, divertimento, attivita ecc.)

    mercoledì 1 dicembre 2010

    Proposta: Celi 3, 3o testo su Genitori e Figli

    Maschi contro femmine: chi è più difficile da crescere?


    "Ormai i maschietti non giocano più con gli animali e le macchinine" dice Sharon O’Donnell, madre di tre maschi e autrice del libro The House of Testosterone (La casa del testosterone). "Ora i ragazzi litigano, scorreggiano e giocano al computer e a volte non so quanto ancora riuscirò a sopportarlo!"
    Non siatene così sicure, controbattono le madri delle femmine, che devono lottare ogni giorno con una passione per la moda sempre più esigente, frequentazioni sociali sempre più preoccupanti e una maggiore capacità di tenere il muso. E quando le figlie crescono, i problemi e le preoccupazioni comprendono l’aspetto fisico e la matematica.
    Solo stereotipi o grandi verità? "Credo che la decisione su chi sia più difficile da trattare dipenda dalla frustrazione del momento" dice il terapeuta familiare Michael Gurian, autore di Nurture the Nature (Nutri la natura). "Maschi e femmine sono entrambi difficili, ma in modi diversi."
    Ogni figlio è un individuo unico, ovviamente. La sua personalità innata lo rende in un certo modo. L’ambiente (incluse le persone che lo educano) hanno comunque un ruolo: "Noi gestiamo i maschi e le femmine in modo diverso sin dalla loro nascita," dice David Stein, Ph.D., professore di psicologia alla Virginia State University in Petersburg. "Tendiamo a parlare più dolcemente alle femmine e a lanciare in aria i maschietti."
    Ma è anche vero che il cervello e la crescita di ogni sesso si sviluppano in tempi diversi, influendo sul comportamento. Leonard Sax, M.D., autore di Boys Adrift, ritiene che i genitori crescano maschi e femmine in modo diverso perché sono diversi sin dalla nascita – il loro cervello non è uguale.  
    Quindi, possiamo rispondere al grande dibattito su quale sesso sia più difficile da educare? Molto dipende da cosa si guarda, e in che momento:
    Disciplina Chi è più difficile? I maschi
    Perché i maschi sembrano non ascoltare? A quanto pare il loro udito non è sviluppato come quello femminile alla nascita, e questa differenza cresce col tempo. L’udito femminile è più sensibile alla frequenza legata alla comprensione del linguaggio parlato, e i centri verbali nel loro cervello si sviluppano più velocemente. Ciò significa che probabilmente una femmina reagirà meglio alle strategie di disciplina come l’avvertimento o l’apprezzamento "Non fare quello" o "Usa parole tue." "I maschi tendono ad essere più fisici – vorranno essere presi in braccio e portati in giro in carrozzina," dice Gurian. Sono inoltre meno verbali e più impulsivi, il che è particolarmente evidente negli anni dell’asilo.
    Queste differenze nello sviluppo rischiano di far leggere un comportamento normale come problematico, rilevano molti osservatori. Per ogni femmina cui viene diagnosticato un certo "disturbo" ci sono cinque maschi con lo stesso problema (inclusi disturbi comportamentali, disturbi bipolari, iperattività, disturbo da deficit dell’attenzione, disturbo dell’integrazione sensoriale e disturbo oppositivo provocatorio) dice Stein, autore di Unraveling the ADD/ADHD Fiasco. Alcuni bambini – spesso maschi – spesso arrivano all’estremità più robusta del normale. Hanno bisogno di più opportunità per scaricare energia e aggressività, e di limiti più rigidi.
    Sicurezza fisica Chi è più difficile? I maschi
    "C’è molto wrestling dopo cena in casa," racconta Michelle Mayr, Davis, California, madre di 4 maschi fra i 5 e i 12 anni. "Devo lottare continuamente perché la casa non diventi un campo sportivo. La funzione primaria dei loro peluche è di venire aggiunti alla pila di cuscini che ognuno lancia addosso agli altri." Generalmente i maschi sono più turbolenti e aggressivi, dicono gli esperti. Il rischio accende i centri del piacere del loro cervello. Molti genitori dicono di dover stare molto più attenti a ciò che fanno i maschi e di usare molti più cerotti.
    Ma lasciarli esplorare il mondo – anche al costo di qualche cicatrice – aiuta a formare il carattere,l’autostima, la resistenza e l’indipendenza, dice Wendy Mogel, Ph.D., autrice di The Blessing of a Skinned Knee (La benedizione di un ginocchio sbucciato). I maschi, spericolati per natura, potrebbero aver bisogno di essere calmati un po’ mentre le femmine a volte devono essere incoraggiate a rischiare di più. Trovate il modo di farle saltare un muretto, nuotare nell’acqua alta o scendere dallo scivolo più grande.
    Comunicazione Chi è più difficile? Prima i maschi, poi le femmine.
    Fin dalla nascita, una femmina tende a interessarsi di più ai colori e ai materiali, come la faccia delle persone, mentre i maschi sono più attratti dal movimento, come quello di un cellulare che vibra, dice Dr. Sax. (Queste differenze si vedono nei disegni dei bambini: di solito le femmine usano un arcobaleno di colori, mentre i maschi usano blu, nero e argento per le loro figure di macchine che si schiantano e scene di guerra). In breve, le femmine sono più orientate alle persone, mentre i maschi all’azione. E poiché le femmine studiano così intensamente i volti, sono più brave a leggere i segnali non verbali, come le espressioni e il tono della voce. I maschi non solo imparano a parlare più tardi e usano un vocabolario più limitato, ma fanno anche più fatica a collegare i sentimenti con le parole.  
    "Mentre molte femmine condividono i loro sentimenti di fronte agli eventi, i miei tre maschi non la vedono una cosa importante. Passo le giornate a chiedere – ‘E poi cos’è successo?’ or ‘Cos’ha detto lui dopo che hai fatto questo’ dice la O’Donnell.
    Importante: poiché i maschi mantengono il contatto visivo meno a lungo, alcuni genitori potrebbero pensare all’autismo, essendo questo un segnale di avvertimento. "Le mamme devono sapere che è una cosa normale e deriva dal modo in cui è organizzato il cervello" dice Gurian.
    Quando le femmine arrivano agli 8 anni circa, le cose si possono fare più difficili. Il retro della medaglia del fatto di essere così brave a comunicare è che vi impiegano molta energia. Potrebbero esserci dei grossi drammi per capire chi è arrabbiato con chi, chi ha detto cosa a chi, ecc. Inizia quando è ancora piccola a stabilire una comunicazione aperta, in modo che sappia che può venire da te per dei consigli.
    Autostima Chi è più difficile? Le femmine
    Sviluppare una buona immagine di sé è difficile per tutti i bambini. Ma essendo le femmine più ubbidienti e orientate alle persone, tendono a crescere meno sicure di sé rispetto ai maschi. La famosa ricercatrice e psicologa Carol Gilligan, Ph.D., la chiama "la tirannia del buono e bravo" – educare involontariamente le femmine a compiacere le persone.
    "Questa pressione culturale a dover mettere per primi i bisogni degli altri, a ignorare i propri sentimenti e ad evitare di chiedersi cosa si vuole veramente ha tradizionalmente fatto male a molte donne," dice Jenn Berman, una terapeuta familiare autrice di The A to Z Guide to Raising Happy, Confident Kids. (La guida dalla A alla Z per crescere dei figli felici e sicuri di sé.) "Nonostante le piaccia l’attenzione positiva e l’amicizia che essere compiacente le procura, più una donna sotterra i propri bisogni e desideri per far piacere gli altri, più la sua autostima ne sarà danneggiata."
    "Vedo in mia figlia e nelle sue amiche un innato senso materno," dice Tracy Lyn Moland, consulente genitoriale a Calgary, Alberta, con una figlia di 11 anni e un maschio di 8. "Mi ritrovo a dirle ‘Me ne occupo io tu preparati’ quando vedo che cerca di fare da mamma al fratellino."
    Non fate errori, essere d’aiuto è una virtù per chiunque. Ma questa tendenza nelle femmine le aiuta ad esplorare e rafforzare la loro natura, incoraggiandole a provare cose nuove.
    L’aspetto fisico ha un ruolo importante nell’autostima, e per quanto sia una cosa che preoccupa anche maschietti e uomini, rimane comunque una questione prettamente femminile. L’arrotondamento naturale del corpo che si manifesta durante la pubertà si scontra con l’innaturale magrezza che le ragazze vedono nella cultura che le circonda.
    Stai attenta ai messaggi che le trasmetti sul tuo corpo, la dieta e l’attività fisica. "E’ ovvio che un’immagine negativa del proprio corpo può derivare in una bambina direttamente dal modo in cui la madre si guarda allo specchio lamentandosi" dice Berman. "Insegnale ad ascoltare i segnali di fame e sazietà che il corpo invia. Le ragazze che ascoltano il proprio corpo tendono ad ascoltare i propri istinti anche in altri campi." Lo sport è un ottimo modo per far crescere la sua sicurezza e un accettazione sana del proprio corpo.
    Scuola Chi è più difficile? Generalmente i maschi
    I maschi e l’educazione moderna non sono proprio fatti gli uni per l’altra. Una giornata chiusi in classe e una precoce attenzione sulla teoria e gli audiovisivi (rispetto alle abilità manuali) richiedono molto a dei maschi che arrivano a scuola meno maturi. Nei loro primi anni, gran parte dei maschi restano indietro rispetto alle femmine nello sviluppo dell’attenzione, dell’autocontrollo e delle abilità di linguaggio.
    La recente accelerazione dei corsi prescolastici è avvenuta senza la consapevolezza che il cervello si sviluppa a velocità diverse in maschi e femmine, dice il Dr. Sax. La musica, i lavori con la creta, i disegni e l’esercizio fisico – attività che aiutavano i bambini più vivaci ad ambientarsi a scuola – stanno sparendo. E pochi insegnanti sono in grado di gestire i problemi che ne derivano.
    Un’area in cui le femmine sono meno brave a scuola è la geometria, le discipline spaziali. Le femmine usano diverse parti del cervello per elaborare le percezioni spaziali. La soluzione è offrire ai propri figli delle opportunità (senza pressioni) per sviluppare le aree più faticose.
    In conclusione? In generale sembra che i maschi siano più difficili all’inizio, mentre le femmine lo diventano in età preadolescenziale. Il che significa che, come madre di una bimba di 1 anno e mezzo, avrò il mio bel da fare almeno per i prossimi vent’anni!

    Proposta: Celi 3, 2o testo su Genitori e Figli

    Amico immaginario: fantasia o disagio?

    Cosa fare se scopriamo che nostro figlio mentre gioca, parla e litiga con un amico invisibile? L'amico immaginario è una figura frequente nei bimbi in età prescolare per cui non bisogna preoccuparsi

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    Redazione PianetaMamma - 15 novembre 2010
    Cosa fare se scopriamo che nostro figlio mentre gioca, parla e litiga con un amico...invisibile? L'amico immaginario è una figura frequente nei bimbi in età prescolare e, a parere degli psicologi, si tratta di una creazione positiva dell'immaginazione del bambino per cui non bisogna preoccuparsi.

    Il nostro piccolo al rientro dalla scuola o mentre gioca e fa i compiti, o la sera dopo che lo abbiamo messo a nanna, parla e litiga con un peluche o con un particolare giocattolo o con un amico invisibile, noi stupite e un po' preoccupate domandiamo, chiediamo spiegazioni, all'inizio rimaniamo un po' basite e talvolta preoccupate per l'invenzione di questa figura inesistente, ma attenzione a non commettere errori con il bimbo. Non è impazzito, sta solo attraversando una fase che interessa il 60% dei bimbi tra i 3 e i 9 anni circa, dove il bimbo ricrea nella figura immaginaria una figura particolare che può essere la mamma, un fratello, un amico ecc., e nella quale ripone le proprie ansie, paure e preoccupazioni.


    Le cose da evitare

    Prima di tutto, sbagliatissimo prendere in giro il bambino che sostiene di avere una “compagnia” che gioca e chiacchiera con lui, alla quale avrà anche dato un nome più o meno familiare. Quindi non umiliare il bambino con sciocche prese in giro dove sosteniamo che è un bugiardo, che si è inventato tutto e che il suo amico non esiste ma non eccediamo neanche al contrario, enfatizzando la figura dell'amico invisibile. Semplicemente, comportiamoci come se ci fosse realmente senza eccedere. Evitando di avere comportamenti sbagliati, l'amico immaginario com'è arrivato se ne andrà e una volta superato il periodo scomparirà spontaneamente. Piuttosto sarebbe importante cercare di parlare con il bambino e cercare di capire se c'è qualcosa che al momento lo turba, se è preoccupato per qualcosa ecc.

    Perchè l'amico immaginario...

    Sebbene gli psicologi ci tranquillizzino dicendo e ribadendo che l'amico immaginario rappresenta una fase della vita dei bimbi tra i 3 e i 5 anni e che questa è considerata normale ,è bene conoscere il perchè a volte i bimbi si creino questa figura. Bimbi che soffrono di solitudine, che soffrono per la lontananza di mamma e papà, che stanno superando un momento difficile come grandi cambiamenti, la nascita di un fratellino, l'inserimento alla scuola materna in cui hanno maggior bisogno di attenzioni, di essere compresi e coccolati, e se gli adulti non hanno abbastanza tempo, chi meglio di un amico immaginario sempre pronto ad assecondarci ed accontentarci, senza contraddirci, lo può fare? Questa figura potrà essere simile alla mamma, al papà, ad un amico o a qualche figura che il bimbo sente meno vicino e della quale per un motivo o per un altro, ne sente la mancanza. Ad esempio, se la mamma lavora tutto il giorno, probabilmente l'amico immaginario ricoprirà il ruolo della mamma nelle ore in cui è distante dal suo bambino, oppure nei bambini figli unici, che l'amico immaginario ricopra la figura del fratellino/sorellina che desiderano ma che non hanno o ancora nei bambini primogeniti ai quali nasce un fratellino o una sorellina e che quindi perdono la “priorità” e tutte le attenzioni dei genitori, concentrati nel nuovo arrivato.

    Chi è l'amico immaginario?

    Spesso la figura dell'amico immaginario prende le caratteristiche di una persona affettivamente vicina come la mamma o un amico ecc., ma altre volte è una figura dotata di poteri e capacità sovrumane, ovvero un "supererore", capace ad esempio di volare e fare altre cose che realmente non è possibile fare e di aiutare il piccolo anche in quelle situazioni in cui ci vorrebbe davvero un aiuto magico

    Quando preoccuparsi

    Mamma e papà devono iniziare a preoccuparsi se il bimbo, a 10/11 anni continua a mantenere viva la figura dell'amico immaginario, escludendo i rapporti reali e la socializzazione con i compagni e con i coetanei, mostrando un carattere chiuso e difficoltà a relazionarsi con gl altri bambini. In quei casi è meglio consultarsi con il pediatra e , se necessario, con uno specialista che studia i disturbi del comportamento

    Dal mondo dei cartoni animati...

    Anche nei cartoni animati è presente la figura dell'amico immaginario; proprio ieri mentre guardavo una puntata di Charlie e Lola assieme ai miei bimbi, cartone trasmesso su un canale digitale, ho preso spunto per prendere qualche informazioni sull'amico immaginario. Ho notato infatti che anche la piccola protagonista Lola, ha un amico immaginario di nome Soren Lorenson che le fa compagnia quando è sola, quando la mamma e il fratellino non le possono dare le attenzioni che lei desidera e che richiede, quando la sua amichetta Lotta non può giocare con lei e in tutte quelle situazioni in cui Lola ha bisogno di un amico che la capisca, che le dia un consiglio e che le stia vicino, perchè no, anche litigando. 
    E se guardiamo bene, agli occhi della bimba, che caratteristiche ha la figura immaginaria?Il fratellino Charlie! Persona che probabilmente la bimba stima molto ma della quale talvolta sente la mancanza e la lontananza, vista la differenza di età e la diversità dei loro interessi, visto che spesso lo stesso fratellino, liquida la piccola Lola per andare a giocare con i suoi amici o per fare le sue attività abituali

    Ingrid Busonera

    Proposta: Celi 3, 1o testo su Genitori e Figli

    Il distacco

    Per il Well-being il concetto di distacco è fondamentale e non deve essere visto come qualcosa che semplicemente accade "per natura".
    Alcuni visitatori mi hanno inviato alcune e-mail di apprezzamento per la sezione Psicologia, ma anche di critica per la sezione sulla famiglia. In realtà, leggendo attentamente le e-mail, si comprende come la critica non nasce da un fondamento razionale, ma dal tentativo di accordare delle soluzioni familiari senza in realtà cambiare nulla. Tutti i problemi fra genitori e figli nascono dal fatto che per l'educazione ricevuta o per egoismo nessuno accetta il proprio ruolo e pretende ciò che in realtà non gli è dovuto, si mischiano cioè diritti e doveri senza avere la chiave per capirli e separarli secondo giustizia. Questa chiave è il concetto didistacco che sarà fondamentale nel terzo millennio: una coppia ha un figlio, lo educa, il figlio accetta la coppia come genitori, poi, a una certa età, incomincia a fare la propria vita, finché si distacca da loro. Detto così sembra che non ci sia nulla di nuovo. Il problema è che le famiglie (genitori e figli) non riescono a comprendere che tutti i loro rapporti, i loro conflitti e anche il loro amore sono in funzione del distacco. Nel secondo millennio il concetto di distacco era assente o era addirittura negato: si pensi a quanti genitori hanno preteso che i figli vivessero con loro anche dopo che si erano sposati. Il risultato erano incomprensioni a non finire.

    Il distacco è il momento in cui un figlio decide di fare la propria vita, di camminare con le proprie gambe, senza l'aiuto dei genitori.
    È un momento netto, proprio come per il bimbo che impara a camminare: finché si va ancora a carponi non c'è distacco. 
    Grazie al concetto di distacco i rapporti fra genitori e figli diventano chiari: esistono due fasi, prima e dopo il distacco. 
    Prima del distacco i genitori decidono della vita dei figli - Se un figlio maggiorenne vuole continuare a studiare servendosi dell'appoggio dei genitori non può nemmeno pretendere di vivere la sua vita. Questa pretesa non è che una forma dello sfruttamento dell'amore dei genitori (pensiamo al figlio ultratrentenne che studia ancora!). Se un ragazzo vuol fare la propria vita si cerchi un lavoro e si distacchi dai genitori; fra le altre cose imparerà sicuramente a crescere e a conoscere la vita, cosa che non potrà certo fare se l'unica preoccupazione della sua giornata è chiedere i soldi per acquistare la macchina, per andare in vacanza o per uscire il sabato sera con gli amici. Un figlio che non ha il coraggio di distaccarsi non può pretendere di insegnare ai genitori come educarlo. Se i genitori sbagliano se ne vada, se non sbagliano accetti la loro educazione, anche se non collima con i suoi desideri. 
    Dopo il distacco i genitori non hanno più voce in capitolo sulla vita dei loro figli - È chiaro che l'amore resta immutato, ma deve trasformarsi ed elargire utili consigli, non più ordini. Il caso più classico è quello dei genitori (spesso la madre) che continuano a interferire nella vita dei figli dopo che questi hanno deciso di staccarsi, spesso con la motivazione: "Lo faccio per il tuo bene". Dopo il distacco il genitore deve capire che il figlio ha ottenuto la sua piena libertà (è quindi anche libero di suicidarsi!), non è più un essere che deve essere guidato fra i meandri della vita. Se sbaglia è una sua libera scelta, comunque derivata dall'educazione ricevuta. Anziché continuare a ordinare, il genitore dovrebbe chiedersi dove ha sbagliato nell'educazione. Praticamente questa intrusione la si trova ogniqualvolta i genitori interferiscono nella formazione della nuova famiglia dei loro figli. Il caso della suocera è classico. Nel terzo millennio non ha più senso che la nuova coppia viva con i genitori di lui o di lei: la pratica dimostra che ci sono sempre problemi. Chi accetta l'interferenza dei genitori suoi o del compagno/a ha già messo la prima pietra della propria infelicità. La cosa più comune è che si cerca di risolvere il problema con continui compromessi, quando la soluzione è banale: ognuno per conto suo!

    Il falso distacco
    Sono sicuro che molti lettori approveranno le righe soprastanti, ma una buona percentuale non ha capito! Perché? Perché ha trascurato la parte finale della definizione, quel "senza l'aiuto" che è fondamentale.
    Si dirà "che male c'è se i genitori ci danno un aiutino per farci vivere meglio? Se ci tengono i figli perché noi siamo troppo occupati? Se ci pagano una parte del mutuo della casa? Se ci regalano l'auto nuova?
    Nessuno, ma non si sta camminando con le proprie gambe (quindi si è, esistenzialmente, handicappati), si è ancora bambini incapaci di spiccare realmente il volo. Il risultato è un legame ancora troppo forte che di fatto si tradurrà in un'incapacità di essere veramente adulti, veramente sé stessi.   
    Provate il test 
    Genitori e figli per sapere se avete una visione moderna della famiglia o se vivete ancora nel medioevo.

    Proposta: Celi 3, 3o testo su Vacanze e Turismo

    Viaggiare nonostante la crisi. Come risparmiare?



    In tempo di crisi si taglia, è risaputo. Si limitano le spese, soprattutto quelle non fondamentali, si acquista meno, si diradano le sedute dal parrucchiere, o le serate al cinema. Si rinuncia, in sostanza, a molte di quelle piccole concessioni che ci rendono la vita più confortevole, più colorata e saporita. Ma è proprio indispensabile?

    Se possiamo attendere i saldi per regalarci quel paio di stivali visti in vetrina, o decidere che quelli che abbiamo possono andare bene ancora una stagione, il discorso è diverso quando si tratta di muoversi di meno e dirinunciare alla dimensione del viaggio.

    Staccare la spina, prendersi una pausa, non è un’attività frivola, ma un momento necessario. Per ricaricare corpo e mente respirando un’aria diversa, per uscire dal quotidiano con le sue scadenze, i tempi da rispettare, gli orari fissi e il ritmo che sosteniamo non senza affanno.

    Il viaggio, la piccola o grande pausa fuori casa, è un bisogno importante, vale la pena difenderlo, dal momento che il benessere che può regalarci è importante e insostituibile.

    Soprattutto, non è detto che si debba proprio rinunciare. Grazie alla vastità e alla flessibilità dell’offerta turistica, le strade che portano a una vacanza a piccoli prezzi sono molte, basta un po’ di attenzione e di buona volontà per scoprirle. L’
    agriturismo nasce come alternativa economica, oltre che ecologica, all’albergo tradizionale. E, se i servizi offerti dagli agriturismi si sono ampliati tanto da non fare notare la differenza, i prezzi restano più abbordabili, e il trattamento più familare, personale. 

    Questi i motivi per cui sempre più italiani scelgono ogni anno un agriturismo per le vacanze lunghe o per i week end fuori porta. Con un po’ di intraprendenza e di strategia la vacanza può essere ancora più conveniente.

    Proposta: Celi 3, 2o testo su Vacanze e Turismo

    Benessere e terapie creative


    Ti invitiamo a scoprire inediti e preziosi alleati del benessere: vino, olio extravergine, cioccolato, ma anche aceto balsamico, ciliegie, burro e miele. Un viaggio in un sapere antico legato strettamente alla natura e ai prodotti del territorio.

    La "cura dell’uva" veniva praticata dalle antiche popolazioni arabe, dagli antichi romani e nell’antica Grecia, difatti il termine ampeloterapia deriva dal greco "ampelos" che significa vite.

    Per ripercorrere un rituale quasi magico, l’uva deve essere raccolta al mattino presto, quando è ancora coperta di rugiada e consumata tra gli effluvi naturali della campagna. Gli acini vanno masticati lentamentamente, buccia e semi compresi.

    Naturalmente si deve trattare di uva prodotta biologicamente.

    Ma i benefici di questo prodigioso frutto non si riducono al solo consumo diretto.

    Ogni acino racchiude un concentrato di sostanze rivitalizzanti in grado di contrastare l’invecchiamento e diproteggere dalla fragilità capillare. I chicchi, ed in particolare i vinaccioli (semi dell’uva), sono infatti ricchi di calcio, fosforo, polifenoli e flavonoidi (che svolgono un’azione idratante, levigante ed antiossidante) nonché di acidi organici dall’elevata proprietà schiarente (un vero e proprio peeling naturale).

    La novità è che i benefici dell’uva continuano anche quando subisce la trasformazione nel suo prodotto più ricercato e amato: il vino.

    Le terapie basate sull’impiego di derivati della vite (uva, foglie, vino), messe a punto già diversi anni fa per la prima volta da Mathilde Cathiard, figlia di proprietari di grandi vigneti nel bordolese. Nella vinoterapia, i prodotti della vite vengono declinati in bagni, massaggi, gommage, impacchi, maschere e peeling: tutti rigorosamente a base di uva, vino, foglie di vite, spesso associati a acque termali, per enfatizzarne le caratteristiche salutari.

    Un altro prodotto d’eccellenza, che vive bene tra i nostri prodotti di bellezza tanto quanto sulla nostra tavola, è l’olio extravergine di oliva, prodotto dalle molteplici proprietà benefiche, in campo alimentare, ma anche per quanto riguarda la bellezza e il benessere. Un olio leggero, non irritante, antibatterico e ricco di antiossidanti,perfetto per la pelle e per la cura del corpo.

    È alleato di ogni tipo di pelle, ma in special modo di quella molto secca o fragile: basta infatti spalmarlo sul viso o sul corpo e la pelle diventa idratata, elastica e liscia. La compatibilità cutanea è totale. L’olio di oliva è inoltre un fantastico antirughe, un rafforzante per le unghie, e un trattamento superlativo per la cura dei capelli, soprattutto quelli crespi e secchi. Una maschera a base di olio d’oliva è perfetta dopo una prolungata esposizione solare o dopo un bagno in piscina o al mare.

    I trattamenti a base di olio extravergine di oliva sempre più spesso completano l’offerta riservata ai clienti di agriturismi nelle zone di maggiore produzione di questo prodotto: dalla 
    Liguria, alla Toscana, alla Puglia, così come cresce l’offerta di validi prodotti di bellezza confezionati artigianalmente a partire dal prezioso olio.

    Proposta: Celi 3, 1o testo su Vacanze e Turismo

    Guida, dall'A alla Z, alla vacanza con i bambini



    A come Agriturismo, B come bambini… L’alfabeto dello star bene in vacanza, con i nostri bambini. Dalla A alla G alcuni consigli sulla vacanza ideale anche per i più piccoli.

    A come 
    Agriturismo: atmosfera familiare, contatto profondo con la natura, soluzioni abitative flessibili, cibi sani e tariffe economiche sono solo alcune delle motivazioni che convincono sempre più famiglie italiane a trascorrere le proprie vacanze in agriturismo. 

    B come 
    Bambini: ricordiamoci che non sono piccoli adulti, e rispettiamo le loro esigenze, che sono molto più semplici e naturali di quanto spesso immaginiamo. 

    C come Campagna: è probabilmente l’ambiente che più manca ai nostri bambini, abituati a muoversi nei ristretti e rumorosi spazi urbani. E probabilmente manca anche a noi più di quanto sospettiamo. Un break nell’aria pura e nei ritmi morbidi della campagna è rigenerante per tutta la famiglia. 

    D come Disponibilità: nella scelta della struttura per le nostre vacanze, alcune piccole cose ci forniscono preziosi indizi sulla reale disponibilità ad accogliere i nostri bambini. La presenza di stanze familiari, per esempio, a quattro o più posti letti, per potere stare tutti insieme, elemento fondamentale in caso di bambini piccoli, l’arredo degli ambienti, semplice e robusto, la disponibilità a fornire culle, seggioloni, o lettini supplementari su richiesta, la presenza di menù speciali per bambini, la piscina a due livelli di profondità, o addirittura separata, per i piccoli nuotatori, sono tutti elementi che ci rassicurano sulla bontà della nostra scelta. 

    E come 
    Equitazione: l’incontro con il cavallo, per un bambino, può essere un amore immediato ed entusiasta, oppure un’esperienza da affrontare con cautela. Le eventuali paure dei più piccoli vanno rispettate, e un approccio frettoloso è di sicuro da evitare. Sarebbe un vero peccato partire con il piede sbagliato verso un’esperienza sicuramente arricchente e meravigliosa. Non c’è modo migliore, per cominciare bene, di allargare l’esperienza a tutto tondo, trascorrendo almeno qualche giorno in costante contatto con gli animali: conoscerli attraverso le parole e l’esempio di chi li conosce bene e li ama, ammirarli nei recinti, andarli a trovarli nei box, assistere e magari partecipare alle normali operazioni di pulizia e sellatura, portargli una carota alla fine delle lezioni sono tutti atti fondamentali e naturali per gettare le basi di una grande amicizia. 

    F come 
    Fattoria Didattica: sono sempre di più le aziende agricole che hanno compreso che la via migliore per preservare gli antichi mestieri legati alla terra, e i suoi prodotti è quello di farli conoscere e condividerli con i più piccoli. Per questo ogni anno nascono nuove Fattorie Didattiche, luoghi in cui i bambini (ma anche i genitori) possono vedere da vicino e prendere parte alle attività agricole, dalla raccolta alla trasformazione di cereali, frutta e verdura, possono mungere una mucca o scoprire come si prepara il formaggio, assistere alla nascita dei pulcini, imparare a preparare il pane. Faccende molto serie che sapranno interessare e divertire i bambini come un meraviglioso gioco. 

    G come Gioch
    i: i bambini non hanno di certo bisogno di molto, quando possono arrampicarsi sugli alberi, correre a perdifiato, nuotare, giocare con cani, gatti, anatre e cavalli, raccogliere fiori nei prati o partire alla scoperta ogni giorno di un nuovo sentiero nei boschi, ma visto che per loro vogliamo tutto il meglio, non è una cattiva idea controllare che la struttura scelta abbia pensato anche a creare un piccolo parco giochi per i più piccoli, o un campo da pallavolo o calcetto per i più grandicelli.
    H come Hotel: se per gli adulti il classico hotel può essere una possibilità pratica e rilassante per soggiornare fuori casa, rischia di non essere così adeguato alle esigenze dei più piccoli. Le camere spesso non offrono grandi spazi per il movimento, gli spazi comuni sono soggetti a regole poco “a misura di bambino”, i corridoi non sono fatti per correre e i vicini di camera potrebbero non gradire i risvegli precoci e carichi di energia dei più piccoli, o la loro esuberanza a tavola. Forse è più rilassante per tutti, almeno per qualche anno, scegliere un tipo di vacanza diversa. 

    I come Impronte: scoprire quelle di un cervo o di una lepre o di un tasso davanti a casa, la mattina, e seguirle nel bosco è una di quelle esperienze che di sicuro i nostri bambini racconteranno al ritorno a casa. 

    L come Libertà: si sa che i bambini amano giocare anche fuori dai tempi e dagli spazi consacrati strettamente al gioco. Almeno in vacanza si vorrebbe non imporre loro troppe regole. Per il relax di tutta la famiglia meglio scegliere soluzioni indipendenti, magari con spazi esterni privati in cui poter consumare i pasti in libertà, all’ora che più ci aggrada e indossando quello che ci pare, costume da bagno incluso. 

    M come 
    Mare o Montagna?: la domanda di ogni anno. L’aria di mare fa bene, ma anche quella di montagna, impossibile rinunciare a bagni e castelli di sabbia, però quanto ci farebbero bene le lunghe passeggiate tra i monti? Ma si deve per forza scegliere? Anche se non siamo tra i fortunati che possono permettersi entrambe le opzioni, possiamo sempre sceglierne una che contempli entrambe le possibilità. In Italia sono moltissime le aree verdi strette tra la montagna e il mare. Oltre a concederci il lusso di scegliere ogni mattina se trascorrere la giornata al mare, in montagna o in campagna, scegliere di non soggiornare direttamente sulla costa è anche una scelta economica, e, grazie all’aria fresca che scende dai monti, anche la piacevolezza delle notti ne guadagna. 

    N come 
    Nuotare: la piscina è continua fonte di gioco e divertimento per i più piccoli. Nella scelta di una struttura in cui soggiornare vale la pena tenerne conto.

    O come Osservare: il lavoro dei campi, il grano prima che sia farina, il volo degli uccelli, il tramonto dietro il profilo di un borgo medievale, le antiche macchine agricole, le olive sui rami, l’uva che diventa vino, le rane sul bordo di uno stagno, il pane che entra nel forno, l’acqua che esce dalla montagna… 

    P come Pioggia: incontrare il maltempo in vacanza è una sventura per ogni genitore, inutile negarlo. Che fare? Sono diverse le strutture che hanno pensato anche a questo, allestendo delle sale giochi in grado di tenere egregiamente lontana la noia anche in un pomeriggio di pioggia.
    Q come Qualità?: qualità del tempo che dedicheremo ai nostri bambini, delle attività nelle quali li coinvolgeremo, qualità dell’aria, dell’ambiente e del cibo.  

    R come Raccogliere: l’uva, le olive, le arance, i tartufi, le castagne, i funghi… A seconda del luogo e del momento sono molte le “raccolte” a cui è possibile prendere parte, e coinvolgere tutta la famiglia. Quasi tutte le aziende agrituristiche sono liete di far partecipare chi è interessato alle proprie attività nei campi. Per i bambini sarà un’esperienza indimenticabile. 

    S come Silenzio: riscoprire insieme il silenzio è uno dei più bei regali che potremo fare ai nostri bambini, fin tropppo abituati al rumore incessante della città. 

    T come 
    Trekking: la vacanza è il momento migliore per riscoprire uno stile di vita più dinamico. I percorsi semplici e percorribili da tutta la famiglia non mancano, e spesso, in agriturismo, basta aprire la porta e incamminarsi. Un po’ di attenzione alle distanze, acqua fresca da bere, qualche spuntino e scarpe comode sono, in linea di massima, tutto quello che serve per trascorrere piacevoli ore nella natura. 

    U come Usi e Costumi: non manchiamo di portare i bambini alle sagre e feste popolari, per scoprire insieme conoscere usanze e tradizioni lontane, ma non perdute.

    V come Vacanza: che lo sia davvero. Non sovraccarichiamo il nostro tempo di impegni, e non costringiamoci a rispettare orari e tabelle di marcia. Lasciamoci guidare dai bambini, dalla loro innata propensione alla felicità, e impariamo da loro. 

    Z come Zebra: non servono leoni e giraffe per stupire i nostri bambini. Un asino, una capretta, una famiglia di conigli o una nidiata di anatroccoli li conquisteranno. Approfittiamo delle vacanze per permettere ai nostri cuccioli di conoscere gli amici animali da vicino.

    lunedì 22 novembre 2010

    Completate con le preposizioni...

    Completate con le preposizioni:

    Sareste disposti ……cambiare stile…….. vita, addottandone uno completamente sano, solo ….. migliorare la vostra salute o solo ….cambio …. denaro? È l’iniziativa …. una piccola isola …. Pacifico, ….. Australia e Nuova Zelanda, che farà molto parlare ….. sé: il governo ha chiesto …. abitanti …. aderire a modelli …. vita più salutari …. cambio….. un compenso ….. denaro. Lo scopo è sconfiggere l’obesità e ilriscaldamento globale. Progetto ambizioso.
    Solo duemila sono gli abitanti …..isoletta e hanno risposto …. enorme entusiasmo. Ogni abitante che aderirà all’iniziativa riceverà una card che utilizzerà ogni volta che fa la spesa, acquista carburante, paga l’elettricità. …..questo modo i propri consumi verranno monitorati. Chi sarà più diligente recupererà il denaro speso, mentre gli altri pagheranno …. tasca propria.
    Ci si domanda però se l’impatto …. turismo – l’isola ogni anno accoglie circa 30.000 turisti – possa vanificare questi sforzi o se non possano essere coinvolti anche loro all’arrivo …..isola: è una possibilità che si sta valutando seriamente ….. Norfolk, che è il nome …..piccola isoletta intraprendente. Che ne pensate?

    Emancipazione femminile

    Emancipazione femminile

    Illustra i momenti e i fatti salienti che hanno caratterizzato il processo di emancipazione femminile nel nostro paese.

    Svolgimento:
    Nel secolo XIX cominciarono a comparire in Inghilterra e negli Stati Uniti i primi movimenti e gruppi di cosiddette "sufragette". Erano le donne che prendevano coscienza dei propri diritti e reclamavano la possibilità di votare. L'obiettivo era che il suffragio fosse realmente universale, e non universale solo degli uomini. È logico che tale movimento ebbe il suo sorgere negli stati in cui già da tempo era in vigore l'esercizio della democrazia rappresentativa, anche perché spesso in quella società persisteva un'oppressione puritana dalla quale le donne volevano giustamente liberarsi (vedi La lettera scarlatta di Nathaniel Hawtorne e soprattutto i romanzi di Virginia Woolf). Queste idee si realizzarono all'inizio del secolo XX, con le prime leggi che concedevano quel diritto appunto in quegli stati. E in Italia? Si dovette aspettare il 2 giugno 1946 per vedere riconosciuto questo diritto, in verità più per la presa di coscienza di alcuni uomini politici illuminati e di poche donne politiche, come Nilde Jotti, che non per la presenza di un vero e proprio movimento femminile nel nostro paese. Quest'ultimo si ebbe solo sull'onda delle manifestazioni studentesche del 1968, con la nascita dei primi collettivi femministi. Si passò in pochi anni da canzoni come "Non ho l'età" ad altre di carattere opposto, come "Non sono una signora". Molte più donne incominciarono perfino a far politica, soprattutto nei ranghi del Partito Radicale, come Adele Faccio e la giovane Emma Bonino, o dei partiti della sinistra, ma anche della Democrazia Cristiana, come Tina Anselmi, che fu anche il primo ministro donna della nostra repubblica. In questa fase il processo di emancipazione non investì più solo il piano della rappresentanza politica, ma si spostò in tutti i campi della società. Si arrivò allora a dichiarazioni "radicali", del tipo: "l'utero è mio e me lo gestisco io" a "l'uomo a casa e la donna al lavoro", ecc... Sembrava che la donna, per liberarsi, dovesse abbandonare il ruolo di madre e tutta la sua femminilità. In fondo anche questa poteva diventare una vittoria dell'uomo, che riusciva a rendere "maschile" anche l'altro sesso. Molti film insistono ancora oggi su una immagine virile della donna, che diventa poliziotto, soldato, e supera l'uomo in un campo che non è il suo (la violenza e la sopraffazione). In altri film commerciali la donna torna ad essere oggetto stupido e inconsapevole nelle mani dell'uomo gaudente (vedi le varie serie di Vacanze di Natale e simili). Forse sono le donne-registe come Jane Campion le uniche che  riescono a descrivere l’universo femminile con intensità senza cadere negli slogan. Dal punto di vista politico, qualche anno fa è nato il ministero delle pari opportunità, proprio perché talvolta le affermazioni di diritto non coincidono con quelle di fatto, e le donne faticano ancora oggi ad occupare tutti i posti che sono ricoperti dagli uomini. Il cammino, a quanto pare, è ancora lungo.

    Domande
    1. Di che cosa si occupa il testo?
    2. Qual e la posizione dell’ autore secondo l’ emancipazione femminile?
    3. Secondo te, che cosa e cambiato  gli ultimi decenni al ruolo della donna?