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martedì 10 agosto 2021

Ιταλική ποίηση/Poesia: X agosto - Giovanni Pascoli (1901)

Πρόκειται για ένα ποίημα, που ο ποιητής Giovanni Pascoli συνέθεσε σε ηλικία 12 ετών εμπνευσμένος από τον θάνατο του πατέρα του Ruggero, ο οποίος βρέθηκε σκοτωμένος στις 10 Αυγούστου 1867. Το ποίημα δημοσιεύθηκε για πρώτη φορά στο περιοδικό Marzocco στις 9 Αυγούστου 1896 και έπειτα προστέθηκε στη 4η έκδοση της συλλογής Myricae. 



X agosto
 
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
 
5  Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.
 
Ora è là, come in croce, che tende
10  quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
 
Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
15  e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…
 
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
20  le bambole al cielo lontano.
 
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!



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venerdì 21 giugno 2013

Poesia: Il gelsomino notturno - Giovanni Pascoli (1901)

Ένα υπέροχο ποίημα, γραμμένο το 1901 αλλά εμπνευσμένο μεταξύ των ετών (1897-1898), περιλαμβάνεται στην συλλογή Canti di Castelvecchio




E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso a' miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
lΰ sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l'odore di fragole rosse.
Splende un lume lΰ nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.
Un'ape tardiva sussurra
trovando giΰ prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'θ spento . . .
Θ l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicitΰ nuova.